La prospettiva di un memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, potenzialmente siglato a Ginevra ha provocato nelle ultime ore una serie di reazioni pubbliche e diplomatiche, tra conferme parziali, smentite e dichiarazioni forti da parte di leader coinvolti. La bozza che circola include punti sensibili come la riapertura dello Stretto di Hormuz lo sblocco di fondi e la revoca di alcune sanzioni; ma il quadro resta ancora oggetto di negoziato e di polemica.
Contenuti della bozza e condizioni iraniane
Secondo la bozza emersa, il testo prevederebbe, tra gli altri elementi, la riapertura dello Stretto di Hormuz entro 30 giorni e la sospensione delle sanzioni sul petrolio iraniano, oltre allo sblocco di fondi iraniani congelati. La proposta immagina inoltre un piano di ricostruzione economica e un impegno a non produrre armi nucleari.
In questa fase la bozza sarebbe destinata a una formalizzazione con l’obiettivo di firmare un memorandum preliminare da parte del vicepresidente Usa JD Vance e del presidente del parlamento iraniano Mohammed Ghalibaf a Ginevra.
È importante sottolineare che, secondo gli elementi circolati, alcune questioni rimarrebbero escluse dall’agenda dei negoziati finali: lo studio del programma missilistico e il sostegno ai gruppi armati regionali non sarebbero parte della trattativa immediata, mentre il nucleo dell’intesa si concentra su aspetti economici e sul controllo del materiale fissile.
Dichiarazioni pubbliche e smentite
Le reazioni ufficiali non si sono fatte attendere. Il presidente degli Stati Uniti ha definito come «fake news» alcune condizioni diffuse da Teheran, accusando inoltre l’Iran di slealtà negoziale: «Sono persone estremamente sleali con cui trattare; la buona fede è inesistente», ha scritto il presidente sul suo social. Nella stessa dichiarazione il presidente ha condannato un attacco con droni contro navi indiane in transito dallo Stretto di Hormuz, definendolo «assolutamente inaccettabile» e sostenendo che l’azione era stata respinta.
Dal canto loro, rappresentanti iraniani hanno segnalato l’esistenza di un testo concordato, pur sottolineando che rimangono passaggi da definire e approvazioni da ottenere. Un alto esponente del governo pakistano ha affermato che un testo definitivo era stato raggiunto, mentre il ministero degli Esteri iraniano ha chiesto ai media di evitare speculazioni fino alla finalizzazione del documento.
Posizioni di Israele e commenti europei
Lo scenario regionale ha visto reazioni nette anche da parte di Israele. Il primo ministro ha ribadito il proprio impegno a impedire che l’Iran ottenga armi nucleari: «Finché sarò primo ministro di Israele, l’Iran non avrà armi nucleari», ha dichiarato, sottolineando trent’anni di impegno personale sulla questione. Il ministro della Difesa ha aggiunto che le forze israeliane non si ritireranno dalle cosiddette zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza e che continueranno a difendere i confini e i cittadini dall’alto del Monte Hermon e dalle montagne libanesi, ricordando gli eventi del 7 ottobre come insegnamento chiave per la strategia di sicurezza.
In Europa, il ministro degli Esteri italiano ha preso le distanze da affermazioni che minimizzavano il ruolo europeo, ricordando che l’Italia è presente per la tutela del traffico marittimo nel Mar Rosso e sostenendo che l’Europa non è stata parte del conflitto aperto ma può avere un ruolo nel futuro. Queste osservazioni si collocano nel contesto di accuse rivolte dall’amministrazione Usa verso partner europei definiti in alcuni commenti «irrilevanti» per il recente sviluppo della crisi.
Tempistiche, firma e condizioni operative
Nei piani immediati sembra possibile una cerimonia di firma «nei prossimi giorni» a Ginevra, purché si raggiunga l’accordo sul testo. Tra le condizioni riportate per l’avvio dei negoziati finali figurerebbero lo sblocco di una parte dei fondi iraniani congelati e la sospensione delle sanzioni petrolifere, insieme alla revoca del blocco navale. La bozza suggerisce anche un periodo di 60 giorni di negoziazione per giungere a un accordo definitivo sul nucleo nucleare e sulle misure economiche.
Resta cruciale il livello di approvazione interna in Iran: alcune fonti parlano di un via libera ai livelli dirigenziali, ma la ratifica finale richiederebbe il consenso delle massime autorità del paese. Parallelamente, dall’area della difesa viene ribadita la necessità di mantenere capacità di reazione indipendenti per fronteggiare eventuali minacce, come sottolineato dalle autorità israeliane.
Mentre i dettagli tecnici e le approvazioni definitive restano da completare, le dichiarazioni pubbliche mostrano una polarizzazione netta tra fiducia cauta su un possibile accordo e accuse reciproche che potrebbero complicare la ratifica finale.
