A pochi mesi dalle elezioni di Midterm, Donald Trump ha pronunciato un discorso alla nazione incentrato quasi esclusivamente sulla sicurezza del sistema elettorale statunitense. Il presidente ha denunciato presunte vulnerabilità del processo di voto, accusando Cina e Venezuela di aver interferito nelle elezioni del 2020 e sostenendo la necessità di introdurre misure più rigorose per garantire elezioni “sicure e trasparenti”.
Le sue dichiarazioni hanno suscitato un ampio dibattito politico e mediatico, alimentando nuove polemiche sulla legittimità del sistema elettorale americano e sulle accuse di brogli avanzate dopo le presidenziali del 2020.
Le accuse di Trump nel discorso alla Nazione: “Nel 2020 la Cina ha rubato milioni di dati”
Nel corso di un discorso rivolto alla Nazione, Donald Trump ha rilanciato le proprie contestazioni nei confronti del sistema elettorale statunitense, sostenendo che il processo di voto sia esposto a frodi, interferenze straniere e gravi vulnerabilità.
Il presidente ha definito il sistema attuale caratterizzato da “scioccanti debolezze” e ha assicurato che lavorerà insieme alle autorità locali per garantire elezioni di Midterm sicure e trasparenti. A suo giudizio, “per continuare ad avere un paese dobbiamo avere un sistema di voto sicuro e affidabile“, poiché quello esistente “è ben lungi dal soddisfare gli standard di sicurezza“.
Per sostenere le proprie accuse, Trump ha annunciato la desecretazione di una serie di documenti che, secondo la Casa Bianca, dimostrerebbero le criticità del sistema elettorale e le interferenze di governi stranieri. Il presidente ha indicato come principali responsabili Venezuela e Cina. Riguardo al governo di Nicolás Maduro, ha affermato che la CIA avrebbe raccolto informazioni su un presunto complotto finalizzato a influenzare le elezioni presidenziali del 2020. Pur citando l’esistenza di attività di intelligence, nel discorso non sono state rese pubbliche prove in grado di dimostrare che tali operazioni abbiano effettivamente alterato il risultato elettorale.
L’attacco più duro è stato rivolto alla Cina, accusata di aver compiuto “la più vasta violazione di dati elettorali della storia“, acquisendo illegalmente le informazioni personali di circa 220 milioni di elettori americani. Secondo Trump, Pechino “non voleva che Trump vincesse le elezioni” e avrebbe tentato di favorire Joe Biden, arrivando perfino a cercare di “fabbricare schede illegali” per il candidato democratico. Il presidente ha inoltre accusato esponenti del cosiddetto “Deep State“, che ha descritto come “un gruppo di persone, in molti casi nella nostra intelligence“, di aver “lavorato per sopprimere e minimizzare le informazioni sulla portata della sinistra ingerenza elettorale della Cina“. Ha quindi annunciato di aver ordinato alle autorità competenti di indagare su quello che ha definito un insabbiamento delle interferenze cinesi e sul presunto ruolo dell’FBI nell’aver coperto “voti illegali” a favore del suo avversario politico.
Nel suo intervento, Trump ha criticato anche gli strumenti utilizzati durante le consultazioni elettorali. In particolare ha definito le macchine elettroniche per il conteggio dei voti “vulnerabili agli attacchi“, mettendo in discussione anche i database utilizzati per la registrazione degli elettori. Il presidente ha inoltre sostenuto che circa 278.000 persone prive della cittadinanza americana risulterebbero iscritte alle liste elettorali federali, presentando questo dato come un ulteriore elemento di fragilità del sistema. Tra le soluzioni proposte ha richiamato il Save America Act, sostenendo che “per votare ci vuole un documento di identità con fotografia, è semplice“, ribadendo inoltre la propria contrarietà sia al voto elettronico, poiché “il voto elettronico è vulnerabile“, sia al voto per corrispondenza, ritenuto più facilmente esposto a possibili irregolarità.
Donald Trump e il discorso alla Nazione: le reazioni politiche e mediatiche alle accuse del presidente
Gran parte dell’intervento è stata dedicata al tema delle elezioni del 2020, che Trump continua a considerare viziate da brogli nonostante l’assenza di prove riconosciute dai tribunali statunitensi. Le sue affermazioni sul cosiddetto “voto rubato” rappresentano da anni uno dei cardini della sua comunicazione politica e sono considerate da numerosi osservatori tra gli elementi che contribuirono ad alimentare il clima culminato nell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Per questo motivo, il nuovo attacco al sistema elettorale, pronunciato a pochi mesi dalle elezioni di Midterm, è stato interpretato da diversi analisti come un tentativo di delegittimare preventivamente il voto, di rafforzare la richiesta di una maggiore federalizzazione delle procedure elettorali o, secondo le ipotesi più critiche, di creare le condizioni politiche per dichiarare un’emergenza qualora il risultato fosse stato sfavorevole al Partito Repubblicano.
Solo nella parte iniziale del discorso Trump ha affrontato altri temi di politica interna ed estera. Sul fronte economico ha rivendicato i risultati della propria amministrazione, sottolineando che Wall Street “avanza di record in record” e che “l’ultimo dato dell’inflazione è stato il migliore da sei anni“. Riferendosi invece alla politica estera e alle tensioni internazionali, ha affermato: “Abbiamo vinto in Venezuela. Stiamo vincendo in Iran e presto vedrete i frutti di questo lavoro“, senza fornire ulteriori dettagli sulle iniziative richiamate.
Le reazioni alle sue dichiarazioni sono state immediate. Il governatore democratico della California, Gavin Newsom, ha contestato le accuse ricordando che “le frodi elettorali sono estremamente rare, e quasi sempre commesse da cittadini americani“, respingendo la narrazione di un sistema caratterizzato da diffuse manipolazioni. Perplessità sono arrivate anche da Fox News, emittente generalmente considerata vicina alle posizioni repubblicane.
Dal punto di vista mediatico, il discorso ha generato un acceso dibattito anche sulle modalità di copertura televisiva. Fox ha scelto di trasmettere integralmente l’intervento, mentre altre reti hanno preferito limitarne la diffusione alle piattaforme digitali, ritenendo che il contenuto non presentasse elementi di particolare interesse pubblico e temendo la diffusione di affermazioni prive di riscontri. Trump ha reagito duramente contro tali decisioni, accusando direttamente ABC e NBC di aver scelto di non trasmettere il suo intervento perché “sanno quanto è corrotto il sistema e sono parte del complotto. Vogliono proteggere la sinistra“. Nel corso del discorso è arrivato anche a minacciare la revoca delle licenze televisive delle emittenti, accusandole di favorire deliberatamente il Partito Democratico e di contribuire a nascondere quelle che, secondo il presidente, sarebbero le reali criticità del sistema elettorale statunitense.
President Trump Delivers an Address to the Nation, Jul. 16, 2026 https://t.co/GHD5LO2HIa
— The White House (@WhiteHouse) July 17, 2026
