Il primo Forum Euromediterraneo dell’Acqua, ospitato nella Nuvola di Roma, ha riunito dirigenti, accademici e rappresentanti istituzionali per analizzare la capacità del settore idrico di stimolare la crescita globale. Tra i protagonisti, Marco Pastorello, Chief Transformation Officer di Acea, ha condiviso i risultati di uno studio con il World Economic Forum e l’Università di Cambridge, definito uno dei più completi a livello mondiale.
Ritorni economici e occupazionali degli investimenti idrici
Lo studio indica che ogni miliardo di euro destinato alle infrastrutture idriche può generare 1,3 miliardi di Pil e creare circa 32 mila nuovi posti di lavoro a livello globale. La ricerca, che copre più di 100 paesi e un orizzonte temporale di 15 anni, evidenzia un fabbisogno di investimento pari a 11 400 miliardi di euro entro il 2040 con un divario attuale di 6 500 miliardi rispetto alla traiettoria desiderata.
La carenza è attribuita a infrastrutture invecchiate, a una crescente esposizione al rischio climatico e a una domanda ancora insoddisfatta.
Impatto specifico per Europa e Mediterraneo
Nel contesto euro-mediterraneo, il deficit di investimenti è di dimensioni analoghe a livello globale. Colmare il gap potrebbe tradursi in oltre 1 240 miliardi di Pil aggiuntivo e quasi 28 milioni di posti di lavoro l’anno.
Un sondaggio condotto su 400 esperti e regolatori conferma che più dell’80 % ritiene la spesa attuale insufficiente, mentre 90 % indica la depurazione come priorità assoluta.
Progetti concreti e partnership al Forum
Durante l’evento sono stati presentati quattro assi strategici, supportati da esempi reali di aziende leader. Acciona Agua ha illustrato l’impianto di desalazione verde di Casablanca, alimentato esclusivamente da energia eolica. Acea nella sua rete del Lazio, ha mostrato come la suddivisione in 800 distretti abbia ridotto drasticamente le perdite di acqua. La Suez Europe ha sottolineato l’importanza della circolarità e del recupero delle risorse, mentre Microsoft Europe South ha illustrato l’uso di digital twin e robotica, con la soluzione di Siemens in Medio Oriente come caso di studio.
Webuild: l’approccio infrastrutturale
Webuild, vincitore da più di dieci anni del ranking di Engineering News-Record per il settore Water, ha inaugurato lo spazio espositivo “Building a Future with Water”. Michele Longo, Group Chief Bidding & Engineering, ha dichiarato: “Il mondo non è a corto d’acqua, è a corto di infrastrutture”. Tra le opere mostrate vi sono la Grand Ethiopian Renaissance Dam, il tunnel idraulico sotto il Lake Mead negli USA e il Sistema Riachuelo in Argentina, esempi tangibili di come la costruzione di grandi opere possa mitigare la crisi idrica.
Longo ha rimarcato che le decisioni su dove accumulare, quale rete rinnovare o dove installare nuovi desalinatori devono essere prese con decenni di anticipo: una singola infrastruttura può richiedere dieci anni di progettazione e costruzione, ma restare operativa per un secolo, servendo agricoltura, energia e la vita quotidiana delle persone.
Strumenti di finanziamento e governance
Per sbloccare i capitali, Pastorello ha evidenziato la necessità di una collaborazione tra pubblico e privato. Sono citati esempi di politiche orientanti, come quelle dei Paesi Bassi, il programma Water Resilience della BEI, e le sandbox regolamentari dell’Arabia Saudita. La cultura del valore dell’acqua, secondo gli esperti, deve diventare parte integrante della società, affinché l’investimento in quest’ambito si traduzca nel prossimo acceleratore dello sviluppo socio-economico.
