Il Vietnam è stato inserito nella recente black list dei paradisi fiscali dall’Unione europea, insieme all’arcipelago di Turks e Caicos, per non aver rispettato gli impegni di trasparenza e cooperazione fiscale internazionale. Questa classificazione comporta per le imprese europee maggiori obblighi fiscali. Ecco tutti i dettagli e cosa sapere.
Paesi rimossi dalla black list e implicazioni per le imprese europee
Contestualmente, il Consiglio dell’Unione europea ha deciso di rimuovere dalla black list Figi, Samoa e Trinidad e Tobago, riconoscendo i progressi compiuti nel rispettare gli standard di trasparenza e cooperazione. L’Unione europea utilizza la lista nera come strumento per contrastare l’evasione fiscale e il trasferimento artificiale di profitti: i Paesi inseriti presentano tipicamente tre caratteristiche chiave, “non trasparenti, con regimi fiscali dannosi e società scatole vuote”.
Le restrizioni riguardano, tra l’altro, l’accesso ai fondi comunitari e i finanziamenti della Banca Europea per gli Investimenti, che possono essere limitati o negati alle filiali situate in giurisdizioni non cooperative.
Dal 2017, anno di creazione della lista, l’aggiornamento avviene due volte l’anno e serve a garantire che gli Stati extra-UE rispettino impegni concreti nella lotta all’elusione e a regimi fiscali ingiusti, mantenendo un “dialogo costruttivo” con le autorità tributarie europee.
Aggiornata la lista dei paradisi fiscali: entra il Vietnam
L’Unione europea ha aggiornato la lista delle giurisdizioni non cooperative ai fini fiscali, inserendo il Vietnam e l’arcipelago caraibico di Turks e Caicos. La black list raccoglie quei Paesi che, secondo Bruxelles, “non rispettano gli standard internazionali di trasparenza e cooperazione fiscale” e utilizzano regimi agevolati per attrarre capitali esteri, favorendo indirettamente pratiche di elusione e riciclaggio.
Come riportato da Sky Tg24, nel caso del Vietnam, l’inserimento sarebbe legato alla mancata osservanza di impegni già assunti in precedenza riguardo alla trasparenza fiscale. Le imprese italiane che operano con il Paese asiatico dovranno ora affrontare un quadro fiscale più stringente: gli utili delle partecipate vietnamite diventano interamente imponibili in Italia, i costi verso fornitori locali non sono più automaticamente deducibili e si applica la normativa sulle Controlled Foreign Companies (CFC), che prevede la tassazione immediata dei redditi delle filiali straniere.
Nonostante ciò, il Vietnam ha introdotto riforme per semplificare l’avvio di attività, abolendo licenze speciali in 38 settori e puntando su tecnologie, manifattura avanzata e servizi logistici, per diventare più competitivo nella regione.