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Aggressione in carcere a Cassino: Andrea Cavallari appicca il fuoco e colpisce due agenti

Aggressione in carcere a Cassino: Andrea Cavallari appicca il fuoco e colpisce due agenti

Nella Casa Circondariale di Cassino il detenuto Andrea Cavallari ha provocato un incendio nella propria cella e poi ha aggredito due agenti della Polizia Penitenziaria, feriti con prognosi di cinque e sette giorni; l'episodio è stato denunciato dal SAPPE e riporta alla memoria la sentenza di 11 anni e 10 mesi per la strage di Corinaldo.

Nel reparto isolamento della Casa Circondariale di Cassino si è verificato un episodio di grave violenza che ha coinvolto il detenuto Andrea Cavallari. La vicenda, riferita dal SAPPEha avuto inizio con un incendio all’interno della cella del ristretto e si è conclusa con l’aggressione di due agenti della Polizia Penitenziaria intervenuti per mettere in sicurezza il reparto.

Il contesto dell’accaduto è particolarmente delicato: Cavallari è stato condannato in via definitiva a 11 anni e 10 mesi per la cosiddetta banda dello spray responsabile della strage di Corinaldo, tragedia che nel dicembre 2018 causò la morte di sei persone e il ferimento di 59. Il suo profilo penitenziario era già noto per una fuga verificatasi durante un permesso, conclusasi con la cattura a Barcellona da parte del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria.

Incendio in cella e intervento nel reparto isolamento

I fatti sono iniziati con l’accensione di un fuoco nella cella del detenuto, realizzato usando uno sgabello o un elemento presente nell’arredo: il rogo ha prodotto un’immediata diffusione di fumo nel primo piano del reparto. Il personale in servizio ha attivato le procedure di emergenza per evacuare i detenuti nelle aree di passeggio e per mettere in sicurezza l’istituto, come previsto dalle norme interne di gestione degli eventi critici.

Secondo la ricostruzione del sindacato, l’incendio ha reso necessario l’intervento pronto della Polizia Penitenziaria per limitare i rischi per la struttura e per le persone presenti.

Modalità dell’intervento e rischi per la sicurezza

Durante le operazioni di evacuazione e contenimento del fumo, il personale ha cercato di contenere la situazione e seguire le procedure operative standard. L’intervento ha evidenziato come, anche in casi di emergenza ambientale come un incendio in cella, il rischio per gli operatori penitenziari possa aumentare se il ristretto adotta una condotta ostile. Il sindacato ha sottolineato la necessità di misure adeguate per proteggere il personale che opera in condizioni di potenziale pericolo.

Aggressione agli agenti e conseguenze mediche

Nel corso della gestione dell’emergenza il detenuto ha reagito in modo violento: dapprima ha aggredito un giovane agente con pugni e schiaffi e, poco dopo, ha impugnato la gamba di un tavolo prelevata dalla cella, utilizzandola come arma impropria per colpire un altro appartenente alla Polizia Penitenziaria. La violenza, descritta dagli operatori come intensa e prolungata, è stata interrotta grazie all’intervento di un altro detenuto presente nel reparto, il cui gesto ha evitato danni più gravi al personale coinvolto.

I due agenti feriti sono stati subito soccorsi e sottoposti alle cure del personale sanitario dell’istituto, per poi essere trasferiti al pronto soccorso. Le diagnosi hanno determinato prognosi di cinque e sette giorni rispettivamente. Sull’accaduto è stata formulata una denuncia interna e il sindacato ha richiesto l’adozione dei provvedimenti disciplinari e giudiziari previsti dall’ordinamento per i detenuti responsabili di aggressioni ai danni del personale.

Riflessioni sindacali e ricadute sul sistema penitenziario

Il segretariato del SAPPE ha definito l’episodio di estrema gravità, sottolineando come l’insieme dei comportamenti — dall’incendio all’uso di un oggetto come arma — evidenzi un profilo di elevata pericolosità penitenziaria. La rappresentanza dei lavoratori ha rilanciato la necessità di garantire maggiori misure cautelari e di sicurezza per operatori e detenuti, auspicando l’applicazione puntuale degli strumenti previsti per gestire soggetti ritenuti pericolosi.

La vicenda riporta l’attenzione sul delicato equilibrio tra garanzie detentive e tutela degli operatori, e sottolinea come singoli episodi possano avere ripercussioni sull’organizzazione dei reparti di isolamento. Le autorità competenti della Casa Circondariale di Cassino e gli organi giudiziari sono chiamati ad approfondire le dinamiche per valutare eventuali ulteriori azioni disciplinari e misure di sicurezza nei confronti del detenuto coinvolto.