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Allarme sicurezza: come le cellule dormienti iraniane rappresentano una minaccia per l'Italia

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Il ministro Guido Crosetto segnala la minaccia rappresentata da centinaia di cellule dormienti legate all'Iran e sottolinea che l'Italia manterrà la protezione del diritto di passaggio a Hormuz senza schierarsi nella guerra

Il quadro della sicurezza internazionale ha ricevuto un richiamo all’attenzione pubblica quando il ministro della Difesa Guido Crosetto ha evidenziato il pericolo di terrorismo collegato a cellule dormienti iraniane. Intervenendo sui media, il ministro ha spiegato che, pur non temendo al momento un attacco militare diretto dall’Iran o dai suoi proxy come Hezbollah, la vera minaccia per Paesi che non partecipano al conflitto rimane il terrorismo. Questo avviso, riferito il 19/03/2026, mette in luce una sfida di lungo periodo per i servizi di sicurezza e per la società civile.

La preoccupazione di Crosetto si concentra su gruppi che vivono nell’ordinarietà ma possono essere attivati in qualsiasi momento per compiere azioni violente, anche con esito suicida. Il ministro ha parlato di «centinaia» di queste cellule sparse nel mondo, un fenomeno che definisce radicato e persistente. Sul versante politico, la linea italiana resta di non entrare nel conflitto armato, ma di proteggere interessi strategici come il diritto di passaggio a Hormuz, considerato vitale per la sicurezza e per l’economia del Paese.

La natura della minaccia: cosa sono e come funzionano le cellule dormienti

Le cellule dormienti sono individui o piccoli gruppi integrati nelle comunità che possono rimanere inattivi per anni e diventare attivi su ordine esterno. Questo modello di azione è particolarmente difficile da intercettare perché gli appartenenti non sempre manifestano comportamenti anomali e possono avere vite apparentemente normali. Da un punto di vista operativo, l’attivazione può essere legata a comandi esterni, eventi contingenti o segnali prestabiliti, rendendo complicata la prevenzione preventiva. Per le forze dell’ordine e i servizi di intelligence, la sfida è combinare il monitoraggio con la tutela delle libertà civili.

Le difficoltà dell’intelligence

Individuare una cellula dormiente richiede risorse, coordinamento internazionale e capacità di analisi avanzate. Le fonti aperte possono offrire indizi, ma spesso è necessario che agenzie straniere condividano informazioni sensibili per formare un quadro utile. Il problema si complica quando le reti sono diffuse in diversi Paesi: l’azione efficace richiede risposte multilaterali e una sinergia che non sempre è immediata. In questo contesto, la parola d’ordine del ministro è vigilanza rafforzata senza allarmismi pubblici eccessivi.

Il contesto geopolitico e il rischio di escalation

Secondo Crosetto, la crisi in Medio Oriente non sembra destinata a risolversi in poche settimane e c’è il concreto rischio che si allarghi. Il ministro ha osservato come alcuni attori esterni, in particolare gli Stati Uniti, abbiano sottovalutato la reazione pianificata di Teheran: l’idea che una mossa per colpire la leadership portasse rapidamente a un cambiamento interno si è scontrata con una risposta iraniana mirata a scatenare il caos regionale. Questo gioco di mosse e contromosse aumenta la probabilità che la crisi generi effetti collaterali lontano dalla zona dei combattimenti.

Proxy e conflitti per procura

La dinamica dei proxy, con soggetti come Hezbollah e altre reti affiliate, può tradursi in minacce indirette contro Stati terzi. Pur non prevedendo attacchi diretti contro l’Italia, Crosetto ha richiamato l’attenzione sulla possibilità che elementi legati all’Iran compiano atti di terrorismo contro obiettivi civili o simbolici in paesi lontani dal fronte. Questo scenario rende necessaria una strategia di sicurezza pubblica che vada oltre le tradizionali posture militari e includa misure di tutela interna, protezione delle infrastrutture e cooperazione internazionale.

Hormuz, diritto di passaggio e la linea dell’Italia

In dichiarazioni rilasciate al Foglio e confermate in diverse sedi istituzionali, il ministro ha chiarito che l’Italia non intende rinunciare a difendere il diritto di passaggio nello Stretto di Hormuz. Per Roma, quel corridoio marittimo è cruciale non solo per gli interessi nazionali ed europei, ma anche per l’Indo-Pacifico e per l’equilibrio dei prezzi dell’energia a livello mondiale. La posizione italiana, secondo Crosetto, deve essere larga, credibile e condivisa, coinvolgendo il massimo numero di Paesi possibile per non cadere nel ricatto di Teheran.

Parallelamente, dall’incontro al Quirinale è emersa la decisione di tenere l’Italia fuori dal conflitto diretto: il Presidente della Repubblica e il Governo hanno ribadito che l’Italia «non partecipa e non prenderà parte alla guerra», pur mantenendo impegni per la difesa dei corridoi marittimi e per il contrasto al terrorismo. Questa doppia linea—non belligeranza ma difesa degli interessi strategici—riflette la cautela richiesta in una fase di grande instabilità e l’esigenza di bilanciare responsabilità geopolitiche con la sicurezza interna.

Conclusione

La sintesi della posizione italiana è quindi chiara: monitorare e contrastare il terrorismo legato a reti esterne, difendere il diritto di passaggio a Hormuz in chiave multilaterale e mantenere il Paese fuori da un conflitto armato diretto. La minaccia delle cellule dormienti iraniane richiede vigilanza continua, scambio di informazioni e misure preventive calibrate per proteggere cittadini e interessi economici senza provocare escalation inutili.