Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha scelto Antonio Mura come nuovo capo di gabinetto di via Arenula, segnando un cambio ai vertici del dicastero dopo le dimissioni di Giusi Bartolozzi. La nomina si inserisce in una fase delicata per il ministero, tra riorganizzazione interna e tensioni seguite al referendum sulla giustizia.
Nuova guida al Gabinetto del Ministero della Giustizia
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha scelto Antonio Mura come nuovo capo di gabinetto di via Arenula, con una formalizzazione attesa nei prossimi giorni. La decisione arriva a stretto giro rispetto alle dimissioni di Giusi Bartolozzi, avvenute all’indomani del referendum sulla giustizia e in un clima segnato da forti tensioni. A pesare sono state sia l’indagine legata al caso Almasri sia le polemiche suscitate dalle sue dichiarazioni contro la magistratura, definita “plotone d’esecuzione”. In particolare, durante la campagna referendaria aveva affermato: “Votate sì e ce la togliamo di mezzo“, per poi precisare che si riferiva “allo stato di assoluta prostrazione in cui ci si trova in questi casi, esattamente come colui che, postovi davanti, poco o nulla può fare per difendere la propria vita“.
Mura subentra così in uno degli incarichi più influenti del dicastero, diventando il principale collaboratore operativo del ministro in una fase delicata per la giustizia italiana.
Antonio Mura nuovo capo di gabinetto di Carlo Nordio: profilo e carriera
Classe 1954 e originario di Sassari, Antonio Mura – conosciuto anche come Antonello – è una figura di lungo corso della magistratura italiana, con oltre quarant’anni di esperienza. Entrato in carriera nel 1981, ha svolto inizialmente le funzioni di pubblico ministero a Livorno e poi di giudice presso il Tribunale di Firenze, maturando competenze sia nell’ambito requirente sia in quello giudicante.
Tra il 1994 e il 1998 è stato componente del Consiglio superiore della magistratura, per poi proseguire come sostituto procuratore generale in Cassazione. Nel tempo ha assunto ruoli di vertice, tra cui quello di procuratore generale presso diverse Corti d’appello, fino ad arrivare a Roma.
Un passaggio significativo del suo percorso si è svolto proprio al ministero della Giustizia, dove tra il 2014 e il 2017 ha guidato il Dipartimento per gli Affari di giustizia, coordinando anche un gruppo di lavoro dedicato alla semplificazione e alla chiarezza degli atti processuali civili e penali. Ha inoltre ricoperto incarichi ad interim in altri dipartimenti strategici, come quello della giustizia minorile e dell’organizzazione giudiziaria. Più recentemente era a capo dell’Ufficio legislativo del ministero, ruolo chiave nella predisposizione delle riforme normative.
Considerato un giurista di elevato profilo e “dallo standing ministeriale alto”, è ritenuto da molti una figura adatta anche a incarichi di livello ancora più elevato, pur restando distante da logiche politiche di partito. La sua nomina lascia ora vacante la guida dell’Ufficio legislativo, posizione cruciale che dovrà essere rapidamente coperta.