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Badante di 58 anni arrestata per violenza su anziana di 86 anni

Badante di 58 anni arrestata per violenza su anziana di 86 anni

Una badante 58enne è finita agli arresti domiciliari per aver inflitto violenze a un'anziana di 86 anni non autosufficiente.

Nel piccolo comune di Arquà Polesine, nella provincia di Rovigo, le indagini hanno portato alla luce una situazione di estremo abuso domestico. Da aprile scorso, una donna di 58 anni, identificata con le iniziali C. E., era incaricata dell’assistenza quotidiana di un’anziana nata nel 1940, ormai in condizioni di non autosufficienza totale.

La vittima, 86enne, conviveva con gravi limitazioni motorie e un deterioramento cognitivo avanzato, rendendola particolarmente vulnerabile a qualsiasi forma di maltrattamento.

Le testimonianze raccolte dai carabinieri di Arquà Polesine descrivono una routine quotidiana segnata da urla continui, insulti, bestemmie e pressioni verbali mirate a far tacere l’anziana. La figura della badante, invece di fornire cure, si sarebbe trasformata in una fonte di sofferenza fisica e morale, con episodi di schiaffi, colpi al corpo e tirate di capelli.

Nonostante le ripetute richieste della vittima di “fare piano” e di interrompere le percosse, la violenza proseguiva, accompagnata da manifestazioni di dolore e pianto.

Il profondo regime di sopraffazione inflitto all’anziana

Secondo le ricostruzioni, il regime di sopraffazione era sistematico e si è protratto per almeno sei mesi, fino al 30 ottobre. Ogni giorno la donna anziana era soggetta a ingiurie, bestemmie e aspri rimproveri, oltre a pressioni per rimanere immobile.

In aggiunta, le percosse – schiaffi, colpi sul busto e violente tirate dei capelli – hanno aggravato una condizione già fragile. La Procura di Rovigo ha definito questo comportamento come un “abituale regime di sopraffazione e sofferenza fisica e morale”.

Testimonianze dei vicini e segnalazioni preliminari

I primi segnali sono arrivati dai vicini di casa, che hanno osservato comportamenti preoccupanti e hanno avvisato i familiari dell’anziana. Le testimonianze dei parenti hanno fornito ulteriori dettagli sulla violenza verbale e fisica subita, confermando le lamentele dell’assistita. Queste informazioni hanno spinto le forze dell’ordine ad aprire un’indagine approfondita, supportata da intercettazioni ambientali effettuate all’interno dell’appartamento.

Le indagini dei Carabinieri di Arquà Polesine e la risposta della Procura

Operando su delega e in coordinamento con la Procura della Repubblica di Rovigo, i carabinieri hanno raccolto una serie di “plurimi elementi” probatori: testimonianze dirette, dichiarazioni dei familiari, e le suddette intercettazioni ambientali, che hanno catturato i rumori e le conversazioni coerenti con le accuse di violenza. L’analisi di questi dati ha permesso di redigere un dossier sufficientemente solido per richiedere la misura cautelare dei arresti domiciliari nei confronti della badante.

Il procuratore Manuela Fasolato ha richiesto la convalida dell’arresto, sostenendo che la donna abbia commesso il reato di maltrattamenti aggravati ai danni di persona anziana non autosufficiente. L’accusa si basa sul presupposto che, nell’ambito di un rapporto continuativo di assistenza, la responsabile abbia sfruttato la vulnerabilità dell’anziana per infliggere violenze fisiche e psicologiche reiterate.

Il provvedimento è stato eseguito in flagranza: la 58enne è stata posta agli arresti domiciliari, mentre la Procura continua a valutare le eventuali ulteriori fasi processuali. La vicenda ha riacceso il dibattito sulla necessità di controlli più stringenti e di supporti adeguati per chi si occupa di assistenza a persone fragili.

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