Il caso del licenziamento dal ruolo di direttrice d’orchestra del teatro “La Fenice” di Venezia da parte di Beatrice Venezi è arrivato sino ai vertici della politica italiana con la Premier Giorgia Meloni che ha voluto esprimere il proprio pensiero rispetto a questa decisione che ha sollevato parecchie polemiche e malumori tra le fila del suo partito.
Da Buttafuoco a Venezi, un gesto necessario
Il licenziamento di Beatrice Venezi arriva sulla scia di quanto avvenuto con Buttafuoco che aveva pensato di invitare esponenti russi alla Biennale di Venezia, chiaramente gli è stato consigliato di non inserirli in concorso.
Un messaggio il suo che non è piaciuto ma che non ha comunque chiuso il capitolo Mostra del Cinema perché un pensiero di questo tipo non sarebbe dovuto nemmeno essere partorito.
La partecipazione dei film di registi russi senza possibilità di essere votati e nemmeno che possano esprimere preferenze è un ok alla sua decisione ma allo stesso tempo è un monito per il futuro, futuro che potrebbe vedere un cambiamento anche su questo fronte.
Giorgia Meloni e le parole su Beatrice Venezi
Giorgia Meloni in qualità di presidente del Consiglio avrebbe in prima persona spinto per le dimissioni di Beatrice Venezi, stando alle parole rilasciate dal Corriere della Sera e riportate da Open.online la premier l’avrebbe apostrofata con un lapidario “Ormai è indifendibile”.
Dopo questa frase è iniziato un valzer di botta e risposta che ha interessato il Ministro della cultura Giuli, Speranzon coordinatore di FDI in veneto, Donzelli in qualità di capo organizzazione e Colabianchi sovrintendente de “La Fenice”.
L’elemento scatenante è stata l’intervista a La Nacion dove Venezi ha accusato il teatro di nepotismo, con i posti che passano di padre in figlio. Il clima all’interno del teatro era ormai compromesso e serviva un gesto forte, in questo senso l’addio di Venezi è stato quello più potente possibile.