Il carrello della spesa degli italiani sembra essere cambiato, è ciò che evince da una serie di dati sotto osservazione e più che di cambio radicale di scelte si tratta per lo più di una serie di micro-scelte, ripetute e quotidiane.
Il carrello della spesa cambia, e gli italiani se ne accorgono solo alla cassa
A raccontarlo, nero su bianco, è la 18ª edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, fonte centrale di questo racconto, che analizza etichette, claim e soprattutto ciò che finisce davvero nei carrelli.
I numeri sono ampi. Circa 149mila referenze osservate, 9 panieri di spesa tra food e non food, 56,9 miliardi di euro di sell-out, pari a oltre l’82% delle vendite della grande distribuzione, nel periodo chiuso a giugno 2025. Non un campione. Un sistema.
Il primo segnale? Meno attenzione al Made in Italy. Non sparisce, ma arretra. I prodotti che richiamano l’italianità restano più di 28mila e valgono 13,4 miliardi di euro. Però crescono poco. I volumi restano fermi. Un dato che stona, se si pensa a quanto il 100% italiano, Dop e Igp abbiano guidato le scelte per anni.
Nel frattempo, mentre il carrello si riempie, cambiano le priorità. La salute percepita prende spazio. E lo fa in modo molto concreto. Zuccheri sotto osservazione. Claim green meno centrali. Avanzano parole come “senza”, “ricco di”, “proteine”. Dettagli di etichetta che diventano bussola.
Italiani, il carrello della spesa cambia tra proteine, senza zucchero e nuovi ingredienti
Secondo l’Osservatorio Immagino GS1 Italy, il vero protagonista del nuovo carrello è il mondo rich-in. Prodotti arricchiti, potenziati, spiegati. Le proteine guidano la classifica. Non più solo per sportivi o palestre. Entrano nelle cucine delle famiglie, dei senior, dei giovani adulti che leggono l’etichetta anche di fretta. Le referenze superano 11.800, le vendite toccano 5,8 miliardi di euro, con crescita sia a valore che a volume. Un segnale chiaro.
Accanto alle proteine avanzano fibre, vitamine, minerali. Spesso messi in evidenza con caratteri grandi. A volte quasi urlati. Serve rassicurare, spiegano gli analisti. E il consumatore ascolta.
Al contrario sembrerebbero arretrare i prodotti con zuccheri elevati o percepiti come poco salutari. Ed è qui che entra in scena il mondo free from. Senza zuccheri aggiunti, senza glutine, senza lattosio, senza allergeni, un mondo che fino a diversi anni fa sembrava così lontano… Oltre 22mila referenze, 12,5 miliardi di euro di vendite. I volumi tengono. I prezzi medi salgono. Tradotto: si compra meno, ma si accetta di pagare di più. Perché fa stare meglio. O almeno così sembra.
C’è poi il capitolo plant based. Vegetariani, vegani, alternativi. Più di 5.600 referenze, 3,1 miliardi di euro di vendite. Crescita in accelerazione, spiegano da GS1 Italy. Non più una nicchia urbana. Entrano nei carrelli in modo ibrido. Un burger vegetale accanto alla carne. Non sostituzione. Integrazione.
E infine i cosiddetti super ingredienti. Avena, avocado, matcha, pistacchio. Ingredienti che evocano salute, energia, controllo. Valgono oltre 5,6 miliardi di euro, con una crescita soprattutto a valore. Anche qui, prezzi più alti. Ma il carrello accetta.
Alla fine, tra uno scaffale e l’altro, il messaggio è chiaro. Il carrello della spesa sta certamente cambiando e così lo stile di vita degli italiani.