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Caso Delmastro: rapporti societari con la famiglia Caroccia scatenano tensioni politiche

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Scintille nel centrodestra per i legami societari di Andrea Delmastro, con richieste di chiarimento e possibili verifiche in Commissione Antimafia

L’attenzione politica si è concentrata su Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia, dopo la pubblicazione di notizie che collegano la sua partecipazione societaria a una impresa in cui figurava anche Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, condannato in via definitiva per reati associativi legati al clan Senese. La vicenda ha riacceso il dibattito pubblico in una fase delicata, con richieste di chiarimenti che arrivano dalle opposizioni e con la premier che, pur riconoscendo la necessità di maggiore prudenza, ha confermato la permanenza del sottosegretario al suo incarico.

Nel clima di polemica si intrecciano aspetti giudiziari, amministrativi e politici: dalla natura della partecipazione in Le 5 Forchette Srl all’apertura del ristorante “Bisteccheria d’Italia” in via Tuscolana, fino alle possibili omissioni nell’adempimento degli obblighi parlamentari riguardanti la dichiarazione di partecipazioni societarie. Le forze politiche avversarie reclamano risposte immediate, mentre all’interno del governo si sottolinea il background antimafia del sottosegretario e il suo impegno contro la criminalità organizzata.

I fatti e i legami societari

Secondo quanto ricostruito dalla stampa, Le 5 Forchette Srl è stata costituita davanti a un notaio a Biella e ha avuto come unità locale il ristorante in via Tuscolana 452, locale pubblicizzato anche sui social. Nella compagine societaria figurava, tra gli altri, il nome di Miriam Caroccia; suo padre, Mauro Caroccia, è in carcere a Viterbo con una condanna definitiva a seguito dell’indagine della Dda di Roma sul clan Senese. Dopo la pronuncia della Cassazione nel febbraio scorso, dalle cronache emerge che Delmastro ha ceduto la sua quota tra la fine di febbraio e marzo.

Dettagli sulla società e sul locale

Il locale, descritto come una piccola attività con una quarantina di coperti, è stato gestito in passato dalla famiglia oggetto d’indagine. Gli articoli riportano che la compagine societaria includeva soci locali e che il ristorante era operativo sotto l’insegna “Bisteccheria d’Italia”. Su questi elementi gli inquirenti e la Commissione competente potrebbero concentrarsi per verificare eventuali profili penali o amministrativi collegati a forme di autoreciclaggio e a pratiche di intestazione fittizia, fenomeni spesso emersi nelle indagini sul riciclaggio di proventi illeciti.

Reazioni politiche e richieste di chiarimento

Le opposizioni hanno chiesto chiarezza immediata: il Partito Democratico con la segretaria Elly Schlein ha sollecitato prese di posizione nette, mentre il leader del M5S, Giuseppe Conte, ha invocato le dimissioni del sottosegretario rivendicando il primato della politica. Altri esponenti, come Angelo Bonelli di Avs, hanno denunciato la gravità della vicenda e sollevato dubbi sulla mancata comunicazione alla Camera di una partecipazione societaria, obbligo previsto dalla normativa per i parlamentari. Anche deputati come Nicola Fratoianni hanno chiesto lumi sul rapporto con la famiglia Caroccia.

Il ruolo di Meloni e la posizione del governo

La premier ha difeso la scelta di tenere il sottosegretario in carica, sottolineando che tra l’essere poco attento e l’essere colluso con la criminalità esiste una distanza significativa, e ricordando il profilo antimafia pubblico dell’esponente di governo, compreso il fatto che presti particolare attenzione all’attività investigativa e alla sua scorta. La decisione di mantenere la posizione non ha però smorzato le richieste di verifica e audizione avanzate dalle opposizioni.

La pista istituzionale: Commissione Antimafia e verifiche

Fonti parlamentari indicano che le richieste di audizione di Delmastro potrebbero essere valutate già nella prossima riunione dell’ufficio di presidenza della Commissione Antimafia. Negli atti dell’organismo, infatti, sono presenti faldoni relativi alla maxi indagine della Dda di Roma sul clan Senese, conclusa con la pronuncia della Cassazione nel febbraio scorso. L’intenzione dichiarata è chiarire senza esitazioni ogni dettaglio e appurare se vi siano omissioni o profili di responsabilità.

Incontri istituzionali e verifiche della procura

In parallelo è stata segnalata una lunga udienza a piazzale Clodio tra la presidente della Commissione, Chiara Colosimo, e il procuratore capo Francesco Lo Voi, incontro che, pur essendo stato fissato da tempo, non esclude che nel corso del colloquio siano stati affrontati temi di attualità legati al caso. Non è da escludere che la procura abbia già effettuato o stia completando verifiche su eventuali profili penali connessi alla compagine societaria.

Implicazioni e scenari

Al di là delle ripercussioni immediate sul governo e nello spazio pubblico, il caso apre interrogativi su procedure interne ai partiti, sul controllo delle partecipazioni da parte degli eletti e sulla sensibilità nell’investire in attività che possano risultare legate a soggetti colpiti da sentenze per reati di mafia. La vicenda potrebbe dunque proseguire tra audizioni, accertamenti giudiziari e valutazioni politiche, con il rischio di riaccendere tensioni proprio nel momento in cui il quadro istituzionale vive una fase elettorale e referendaria.