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Caso Rogoredo: trasferito il capo del commissariato mentre l'inchiesta accende nuovi scenari

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Il trasferimento del dirigente del commissariato Mecenate segna un punto di svolta nell'inchiesta sull'omicidio di Abderrahim Mansouri; gli accertamenti cercano collegamenti tra colleghi, pusher e presunti metodi illeciti

Il commissario capo Carmelo Cinturrino è stato arrestato per l’omicidio di Abderrahim Mansouri, avvenuto il 26 gennaio nel cosiddetto «boschetto» di Rogoredo. L’arresto ha avuto ripercussioni oltre la sfera penale: il dirigente del commissariato Mecenate, Osvaldo Rocchi, è stato rimosso dall’incarico e trasferito alla disponibilità della Questura di Milano. Il provvedimento, disposto nelle settimane successive ai fatti, si inserisce in un’inchiesta che le autorità stanno ampliando oltre i confini iniziali dell’indagine.

Perché è stato trasferito il dirigente

Il trasferimento di Osvaldo Rocchi è stato disposto nelle settimane successive ai fatti e si inserisce nell’inchiesta in corso. La decisione è stata adottata dopo rilievi istituzionali e sollecitazioni del vertice della Polizia. Gli inquirenti hanno raccolto testimonianze che mettono in discussione pratiche operative e rapporti interni. Formalmente il provvedimento è motivato dalla necessità di favorire le indagini. Il nome del successore sarà ufficializzato dal questore Bruno Megale secondo le procedure amministrative vigenti.

Contesto interno e reputazione

Nel commissariato di Mecenate sono emerse, tramite dichiarazioni di pusher e frequentatori del bosco, accuse su metodi dure e richieste illecite. Gli investigatori stanno verificando con attenzione questi elementi. I legali dell’assistente capo ribadiscono l’innocenza del loro assistito. Essi sostengono che alcune denunce siano ritorsioni legate all’attività di contrasto dello spaccio.

L’estensione delle indagini e i luoghi coinvolti

Dopo le affermazioni secondo cui alcune denunce sarebbero ritorsioni, le verifiche si sono ampliate oltre il boschetto di Rogoredo. Le indagini coordinate dal pm Giovanni Tarzia e dal procuratore Marcello Viola riguardano ora anche via Mecenate, piazza Corvetto e il quartiere Calvairate. L’obiettivo è ricostruire il movente che avrebbe spinto Cinturrino ad aprire il fuoco e accertare eventuali omissioni o coperture nei giorni successivi al 26 gennaio. L’istruttoria mira inoltre a stabilire responsabilità individuali e collettive tra operatori e intermediari coinvolti nelle segnalazioni.

Testimonianze e riscontri

Gli inquirenti hanno convocato vittime di presunti abusi, testimoni di operazioni antidroga e altre persone ritenute rilevanti ai fini dell’accertamento. Le dichiarazioni sono sottoposte a verifica per individuare possibili accertamenti falsificati, arresti arbitrari o richieste di denaro e stupefacenti a fronte di interventi di polizia. Secondo l’istruttoria, l’esame incrociato delle testimonianze serve a collegare ricostruzioni diverse e a circoscrivere le responsabilità. L’azione investigativa proseguirà con acquisizioni documentali e riscontri tecnici, indicati come passaggi necessari per completare la fase istruttoria.

Il profilo di Cinturrino e il procedimento giudiziario

La fase istruttoria prosegue con acquisizioni documentali e riscontri tecnici. L’assistente capo è detenuto nel carcere di San Vittore con l’accusa di omicidio volontario. Nel provvedimento del gip Domenico Santoro si indica il rischio di inquinamento probatorio. Il giudice segnala inoltre la preoccupazione che l’indagato possa porre in essere azioni lesive verso chi ha reso dichiarazioni contro di lui. Per tali ragioni il gip ha ritenuto inadeguata una misura cautelare alternativa alla detenzione.

Interrogatorio e linea difensiva

Nell’interrogatorio di convalida Cinturrino ha ammesso alcuni fatti già emersi nelle indagini. Ha però negato molte delle contestazioni e definito alcune testimonianze infamanti. I legali, tra cui l’avvocato Piero Porciani, hanno annunciato impugnazioni e richieste di attenuazione della misura. Il Tribunale del Riesame ha fissato l’udienza del 9 marzo per discutere la richiesta di arresti domiciliari.

Il dibattito pubblico e le conseguenze istituzionali

La vicenda ha provocato reazioni istituzionali a più livelli: dal capo della Polizia, Vittorio Pisani, alle autorità locali. Si richiede un chiarimento rapido e trasparente sulle responsabilità e sulle procedure. Sul tavolo restano profili disciplinari e l’effetto sulla fiducia verso le forze dell’ordine in un’area cittadina già sotto attenzione per la sicurezza pubblica.

Uno sguardo al futuro

Oltre alle determinazioni giudiziarie, sono in corso valutazioni su misure organizzative e formative per evitare il ripetersi di episodi analoghi. La rimozione del dirigente è stata motivata anche come garanzia che le indagini procedano senza interferenze. È prevista la possibile apertura del primo consiglio di disciplina nei prossimi giorni e resta in calendario l’udienza del Tribunale del Riesame del 9 marzo, che potrebbe influenzare le decisioni successive.

L’indagine avviata dopo il delitto del 26 gennaio si è estesa oltre il boschetto di Rogoredo e coinvolge persone e luoghi collegati all’accaduto. Tra trasferimenti di persone, audizioni e scadenze processuali, le prossime settimane saranno decisive per chiarire responsabilità penali e disciplinari. L’inchiesta mira a ricostruire le dinamiche operative emerse prima e dopo la morte di Mansouri. Resta in calendario l’udienza del Tribunale del Riesame del 9 marzo, la cui decisione potrebbe influenzare passaggi procedurali successivi.