L’allarme è scattato quando il datore di lavoro di una donna, preoccupato per la sua assenza dal posto di lavoro, non è riuscito a contattarla. La centrale operativa del Suem 118 dell’Aulss 5 Polesana ha provato a chiamare il numero di casa e dall’altra parte della linea ha risposto un bambino di 4 anni. Quella voce ha cambiato il corso degli eventi: con calma e lucidità gli operatori hanno raccolto indizi che hanno fatto pensare subito a una situazione di emergenza legata al monossido di carbonio.
Gli elementi emersi durante la chiamata hanno convinto la centrale a inviare soccorsi sul posto in modo immediato. In collaborazione con i Vigili del fuoco, i sanitari hanno messo in sicurezza l’abitazione e trasportato madre e figlio in ospedale per accertamenti. L’episodio, avvenuto in un comune del Polesine, è stato gestito con rapidità, evitando conseguenze gravi grazie al dialogo telefonico e alla prontezza degli operatori.
Come si è attivata la catena dei soccorsi
L’input iniziale è stato la segnalazione del datore di lavoro, che non vedeva la dipendente recarsi al lavoro e non otteneva risposta ai suoi tentativi di chiamata. La centrale del Suem 118 ha ricercato il recapito domestico e ha stabilito un contatto: la risposta è stata la voce di un minore. Da quel momento è partita la procedura standard per valutare il rischio, con particolare attenzione alla possibile presenza di monossido di carbonio, un gas inodore e pericoloso che può causare perdita di coscienza.
Il ruolo del datore di lavoro nella segnalazione
La tempestività della segnalazione privata è stata determinante: senza il sospetto e la comunicazione del datore di lavoro, la situazione avrebbe potuto evolvere diversamente. Questo episodio evidenzia come una semplice verifica di routine da parte di terzi possa avviare una catena di soccorso efficiente. Il datore di lavoro ha agito come primo anello di allerta, permettendo al Suem 118 di intraprendere contatti mirati e inviare le squadre appropriate.
Il dialogo con il bambino: comunicare con i più piccoli in emergenza
La conversazione telefonica è stata gestita da un’infermiera della centrale che con pazienza e linguaggio adeguato ha ottenuto informazioni essenziali. Parlare con un minore richiede tecniche differenti: rassicurare il piccolo, porre domande semplici e verificabili e sintetizzare le risposte per decidere l’intervento più indicato. Grazie a questo approccio, l’operatrice ha capito che la madre era riversa a terra e non dava segni di coscienza.
Le tecniche utilizzate dall’operatrice del Suem 118
L’operatrice ha applicato strategie di comunicazione specifiche: ha mantenuto un tono calmo, ha guidato il bambino con domande a scelta semplice e ha chiesto elementi osservabili, come la posizione della madre e la presenza di rumori o odori nell’abitazione. Queste informazioni operative hanno permesso di inviare sul posto sia il Suem 118 che i Vigili del fuoco, che hanno poi rilevato e gestito la possibile presenza di monossido di carbonio.
Intervento sul posto e esito dell’operazione
Sul luogo sono arrivati i mezzi di soccorso e i pompieri che hanno messo in sicurezza l’appartamento. Madre e figlio sono stati condotti in ospedale per accertamenti sanitari, prevenendo così uno scenario tragico. Le verifiche tecniche hanno indicato una probabile fuga di monossido di carbonio come causa dell’intossicazione; sono tuttora in corso le analisi per confermare l’origine esatta del problema. Il direttore generale dell’Aulss 5 Polesana, Mauro Filippi, ha espresso apprezzamento per la prontezza e la professionalità del personale coinvolto.