Il governo ha introdotto una flat tax al 15% per gli autonomi con ricavi fino a 100mila euro, un provvedimento che ha suscitato una forte reazione da parte della Cisl. La segretaria generale, Daniela Fumarola, ha definito la misura inaccettabile, sottolineando che crea una netta disparità fiscale: a parità di reddito, un dipendente o un pensionato paga più del triplo rispetto a un autonomo.
Critiche della Cisl alla flat tax per gli autonomi
Durante la conferenza a Genova del 7 novembre, Fumarola ha evidenziato che la nuova soglia di 100mila euro di ricavi per la flat tax non serve a sostenere il welfare, ma a spostare il peso delle spese sociali su una parte ristretta della popolazione lavorativa.
La cifra del 15% è stata confrontata con il 43% di imposta che grava su dipendenti e pensionati, creando quello che la leader sindacale ha definito una “morsa” su chi ha contribuito per decenni.
Disparità fiscale tra dipendenti, pensionati e autonomi
Secondo i dati della Cisl, un lavoratore dipendente con reddito medio paga circa 43% di imposte, mentre un autonomo che fattura 100mila euro soggetto al regime forfettario paga solo 15%.
Questo squilibrio, secondo Fumarola, viola il principio di equità tributaria e rischia di indebolire il rispetto verso le istituzioni fiscali, poiché una parte della società si trova a sostenere la quasi totalità dei costi del welfare.
Le richieste su pensioni, scuole e welfare
La critica non si limita al tema fiscale: la Cisl ha anche condannato la riduzione di quasi settemila posti nella scuola, annunciata nella manovra. Fumarola ha chiesto il ritiro di questo taglio, sostenendo che il calo degli studenti dovrebbe tradursi in classi meno affollate e non in licenziamenti di docenti e personale ATA. Inoltre, la rivalutazione delle pensioni è stata definita “pura ingiustizia”, poiché la nuova soglia di adeguamento parte da pensioni di circa 1.800 euro netti, lasciando fuori dal beneficio molti pensionati con trent’anni di contributi.
La manovra prevede che le pensioni superiori a 2.447 euro lordi mensili non recuperino tutta l’inflazione, mentre quelle sopra 3.059 euro ne recuperino appena la metà. Fumarola ha chiesto che l’indicizzazione sia mantenuta, anzi migliorata, per garantire che nessun pensionato diventi un “bancomat” dello Stato. Parallelamente, il fondo sanitario è stato portato a 146,3 miliardi di euro, ma la Cisl avverte che tale aumento è eroso dall’inflazione e non basta a contenere la povertà, ancora pari a 5,4 milioni di persone.
Il Patto che unisce: tappe della mobilitazione nazionale
Il 7 novembre a Genova, circa cinquemila lavoratori, pensionati e delegati provenienti da dieci regioni del Nord hanno partecipato all’inaugurazione della mobilitazione nazionale “Il Patto che unisce”. Dopo Genova, il percorso prevede un incontro a Gioia Tauro il 28 novembre e una tappa a Roma a metà dicembre. L’obiettivo è rimarcare l’importanza di un patto sociale decennale che includa salari, produttività, innovazione, formazione e crescita.
Durante la manifestazione, Fumarola ha richiesto al Governo di riaprire il tavolo istituzionale sul Terzo Valico, dove centinaia di operai sono in cassa integrazione a causa del blocco dei cantieri. Ha inoltre ribadito che la denuncia non è una condanna totale della manovra: la Cisl ha accolto il taglio dell’Irpef al ceto medio, la detassazione dei premi di risultato e gli sgravi per assunzioni di giovani e donne nel Mezzogiorno. Tuttavia, la sindacante ha sottolineato che questi progressi non possono compensare le gravi ingiustizie su pensioni, scuola e fiscalità.
La Cisl intende continuare a presentare emendamenti a tutti i gruppi parlamentari e a mantenere viva la pressione con la mobilitazione di Genova, Gioia Tauro e Roma. L’appeal è chiaro:ché la flat tax al 15% per gli autonomi non può rimanere la regola, mentre pensioni e scuola devono essere tutelate per evitare una “morsa” che grava sulle fasce più vulnerabili della società.
