Nel primo pomeriggio di lunedì, le autorità iraniane hanno segnalato che due missili sarebbero stati lanciati contro l’isola di Qeshm, situata all’ingresso dello Stretto di Hormuz. I primi rapporti provengono da agenzie di stampa locali che indicano un impatto nella zona di Suza, segnalato da abitanti che hanno udito il ronzio di un velivolo poco prima dei bombardamenti.
Al momento non sono pervenute conferme ufficiali riguardo danni materiali o vittime, ma le testimonianze suggeriscono un episodio di notevole intensità.
Le autorità militari statunitensi hanno definito l’azione come una risposta difensiva a un fuoco diretto contro un aereo americano, sostenendo che l’attacco non costituisce una campagna su larga scala ma un intervento mirato a proteggere gli interessi statunitensi nella regione.
Secondo le dichiarazioni di funzionari militari, l’evento si inserisce in una serie di operazioni limitate condotte in segreto nelle ultime settimane, mentre le autorità di Washington valutano possibili scenari di accordi diplomatici con Teheran.
L’operazione statunitense e le motivazioni dichiarate
Il capo dell’esercito americano ha spiegato che i missili sono stati impiegati per neutralizzare sistemi terra-aria iraniani che avrebbero minacciato le risorse e le rotte navali statunitensi nello Stretto.
La difesa è stata descritta come “un’azione di natura difensiva volta a tutelare gli interessi degli Stati Uniti nella zona”, evidenziando che la risposta è avvenuta dopo che un velivolo americano è stato colpito da fuoco iraniano. Nonostante l’incursione, le autorità di Washington hanno sottolineato che non si tratta di una operazione militare di ampia scala, ma di un avvertimento mirato.
Il messaggio di Donald Trump sui prezzi del petrolio
Nel frattempo, Donald trump ha sfruttato la notizia per comunicare, tramite il suo canale social “Truth”, che i prezzi del petrolio stavano registrando un calo rapido di quasi 10 dollari al barile, definendolo “UN RECORD”. Il presidente ha attribuito la discesa alle aspettative di un imminente accordo diplomatico tra gli Stati Uniti e l’Iran, affermando che “l’Iran vuole un accordo, il prima possibile”. Dopo la dichiarazione, il Brent è sceso ma ha recuperato rapidamente, superando i 106 dollari al barile.
La risposta parlamentare iraniana
Durante una seduta del Parlamento, il presidente del sovrano legislativo, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha condannato l’attacco, invitando gli Stati Uniti a evitare una guerra. Ghalibaf ha ribadito che Teheran ha fornito una “risposta ferma e razionale” e ha avvertito che l’Iran è pronto a combattere, “con il dito sul grilletto”. Il parlamentare ha sottolineato che ogni errore strategico di Washington costringerà le truppe americane a confrontarsi su nuovi fronti, ribadendo la determinazione di Teheran a difendere la propria sovranità.
Qeshm: il fulcro strategico dello Stretto di Hormuz
L’isola di Qeshm si estende su più di 1 300 chilometri quadrati e ospita circa 150 mila abitanti, rendendola la più grande dell’intero Golfo Persico. Situata di fronte alla città portuale di Bandar Abbas, l’isola controlla una porzione cruciale del traffico marittimo energetico globale, poiché una larga fetta del petrolio mondiale transita attraverso il Stretto di Hormuz. Storicamente, Qeshm è stata crocevia commerciale per secoli, testimone del passaggio di persiani, ottomani, portoghesi e britannici, e nel XVII secolo fu teatro di una fortezza costruita dai portoghesi.
Infrastrutture militari e patrimonio naturale
Dopo la rivoluzione del 1979, l’Iran ha trasformato Qeshm in un pilastro della difesa nazionale, installando strutture navali, sistemi missilistici e centri di monitoraggio del traffico marittimo. Gli analisti descrivono l’isola come una “portaerei inaffondabile”, grazie alle sue catene montuose, grotte saline di Namakan e foreste di mangrovie che offrono ripari naturali a installazioni sotterranee. Parallelamente, Qeshm conserva un ricco patrimonio ambientale: la “Valle delle Stelle”, le grotte saline di Namakdan e le zone di mangrovie sono state riconosciute dall’UNESCO per la loro biodiversità unica.
