L’Iran ha avviato una serie di iniziative diplomatiche in risposta alle dure dichiarazioni di Donald trump, il quale ha suggerito che gli Stati Uniti potrebbero riprendere offensive su larga scala contro la Repubblica islamica. Nel frattempo, Washington sta valutando un possibile rilancio di azioni militari, in attesa di ordini dal Pentagono.
Proposta nucleare iraniana e le sette condizioni richieste
Il mese di novembre ha visto Teheran presentare, tramite mediatori qatarioti, una nuova offerta riguardante il programma nucleare e la pace. L’offerta, secondo le autorità iraniane, verrà discussa solo dopo che Washington avrà accettato le sette richieste avanzate da Teheran.
Tra queste, la revoca delle sanzioni internazionali, lo sblocco dei beni iraniani, e la fine del blocco navale statunitense nei pressi dello Stretto di Hormuz.
L’Iran ha inoltre chiesto la riapertura del canale marittimo per il traffico commerciale, condizionandola alla soddisfazione di tali punti.
Legami militari rafforzati con la Russia
Il consigliere per la sicurezza nazionale, Mohsen Rezaei, ha recato a Mosca un messaggio dell’Ayatollah Khamenei, sottolineando l’importanza di una cooperazione strategica.
Secondo fonti, la Russia ha concordato la fornitura di 90 lanciatori elicotteristici per missili di precisione destinati all’Iran, nonostante le proprie esigenze belliche in Ucraina.
Inoltre, Mosca avrebbe condiviso conoscenze su missili da crociera supersonici e su sistemi antiaerei Verba, oltre a collaborare nello sviluppo di droni Shahed modificati.
Il Presidente Vladimir Putin ha dichiarato la volontà di partecipare a una mediazione internazionale, mentre al vertice del Cremlino ha discusso anche della realizzazione di condotte di gas tra Russia e Iran, mirate a colmare le carenze di energia del Paese mediorientale.
Diplomazia regionale con i paesi del Golfo
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha avuto una serie di colloqui telefonici con i rappresentanti di Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Kuwait, Turchia e Oman. Gli scambi hanno verniciato temi quali la sicurezza marittima, la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e le iniziative volte a ridurre le tensioni nella regione.
Le discussioni hanno anche riguardato la possibilità di concedere esenzioni ai flussi commerciali per paesi come Iraq, Qatar, India e Cina, mantenendo però un rigoroso controllo su altre nazioni considerate ostili.
Ultimi attacchi statunitensi a Qeshm e le reazioni di Trump
Il 2 novembre, gli Stati Uniti hanno lanciato operazioni contro obiettivi militari sull’isola di Qeshm, la più grande nello Stretto di Hormuz. Gli attacchi, descritti come “difensivi”, miravano a ostacolare potenziali attacchi iraniani contro navi commerciali. La decisione è arrivata nonostante le precedenti affermazioni di Trump secondo cui non si sarebbero effettuati ulteriori bombardamenti prima delle elezioni di metà mandato.
Trump, durante un’intervista, ha dichiarato che gli USA potrebbero dover “distruggere il resto dell’Iran” e ha suggerito la possibilità di colpire l’impianto nucleare di Fordow. Tuttavia, analisti osservano che il presidente è circondato da consiglieri “hawk” e che le prossime mosse rimangono difficili da prevedere.
In risposta, l’Iran ha avvertito che qualsiasi nuova aggressione americana sarebbe seguita da ritorsioni non limitate geograficamente, minacciando di colpire basi nemiche anche al di fuori del Golfo Persico.
