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Consiglio Supremo di Difesa convocato da Mattarella per valutare gli effetti della guerra in Medio Oriente

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Il presidente Mattarella ha convocato il Consiglio Supremo di Difesa per il 13 marzo 2026 per esaminare la guerra in Iran e le conseguenze per il contesto internazionale, ribadendo l'importanza del dialogo e del multilateralismo

Il Presidente della Repubblica ha convocato il Consiglio Supremo di Difesa al Quirinale per venerdì 13 marzo 2026, alle 10. Al centro dei lavori ci saranno la guerra in Iran e gli sviluppi nel Medio Oriente: una valutazione ampia sugli effetti che il conflitto può avere sulla sicurezza nazionale e sugli interessi economici dell’Italia. La Presidenza intende analizzare scenari possibili, coordinare risposte operative e verificare eventuali impatti su infrastrutture e forniture energetiche.

Per quadro tecnico e finanziario, il contributo di esperti sarà determinante. Marco Santini, ex Deutsche Bank e ora analista indipendente, avverte come tensioni di portata regionale possano riverberarsi sui mercati: aumento dello spread, problemi di liquidità e vincoli sulla compliance delle catene di approvvigionamento energetico sono rischi concreti da considerare. Per questo il vertice servirà anche a mettere a punto una due diligence puntuale sulle esposizioni finanziarie e sulle vulnerabilità operative.

Cosa si discuterà al vertice
La riunione affronterà, tra le altre cose, contromisure operative per proteggere infrastrutture strategiche, procedure di valutazione del rischio e linee di coordinamento tra ministeri e autorità competenti. Le Forze Armate e il Ministero degli Esteri porteranno al tavolo valutazioni su posture deterrenti e strumenti diplomatici necessari per limitare l’escalation. Il confronto dovrà bilanciare esigenze militari, considerazioni economiche e ragioni legali, trovando soluzioni praticabili nel breve termine.

Il messaggio del Presidente: non normalizzare la violenza
Nel richiamo rivolto alla nazione, il Presidente ha sottolineato la responsabilità collettiva di non rassegnarsi alla violenza. Ha ricordato come il conflitto abbia ripercussioni anche in aree non lontane dall’Italia e ha invitato a privilegiare strumenti di dialogo e cooperazione rispetto alla logica dell’imposizione. Il tono del discorso ha puntato sulla necessità di soluzioni condivise: il multilateralismo e le organizzazioni internazionali restano i canali privilegiati per affrontare crisi che coinvolgono più Paesi.

Valori pubblici e ruolo dell’Italia
Nel suo intervento Mattarella ha richiamato i valori civici come bussola per le scelte di politica estera, citando esempi di cittadini che si sono distinti per impegno civile e solidarietà. Secondo il Presidente, la “premura per gli altri” e il senso di comunità possono contribuire a smorzare tensioni e offrire basi più solide per l’azione diplomatica. Il Quirinale ha inoltre sottolineato la capacità del Paese di sostenere negoziati e di promuovere il rispetto del diritto internazionale: una postura italiana credibile passa dalla coerenza delle scelte e dalla capacità di costruire alleanze.

Aspetti pratici e strategici
Da un punto di vista operativo, al centro delle decisioni ci saranno: il monitoraggio delle iniziative diplomatiche con partner europei e atlantici, la verifica della resilienza delle supply chain energetiche e l’adozione di misure coordinate per tutelare infrastrutture critiche. Esperti come Santini ricordano anche l’importanza della “liquidità politica”: ossia la rapidità e chiarezza delle risposte istituzionali, che incidono sulla percezione di rischio dei mercati e sulla stabilità delle alleanze. La compliance multilaterale, poi, resta un requisito essenziale per preservare la reputazione internazionale del Paese.

Contesto politico interno
Sul fronte interno, il Quirinale e il Governo stanno cercando di ricomporre tensioni istituzionali emerse dopo alcune dichiarazioni di un consigliere presidenziale. La premier Giorgia Meloni ha riferito di aver avuto un colloquio diretto con il Presidente per chiarire la situazione e rafforzare il canale di comunicazione tra le istituzioni. Dal governo arrivano poi segnali di volontà di mantenere compattezza nella maggioranza, soprattutto in vista del Consiglio del 13 marzo.

Perché serve chiarezza
Una gestione credibile della crisi richiede ruoli definiti e coordinamento operativo: solo così si può ridurre il rischio politico percepito e limitare gli effetti negativi sui mercati. Le lezioni della crisi del 2008 rimangono rilevanti: procedure di due diligence istituzionale, coordinamento tra istituzioni e capacità di allineare politiche nazionali ed estere sono fattori che incidono sulla resilienza nazionale.

Prossimi passi
Dal Quirinale si attende un aggiornamento sulle posizioni condivise con partner europei e atlantici e sulle misure operative concordate dopo il vertice. Nei giorni successivi si definiranno le azioni concrete che l’Italia intende mettere in campo, sia sul piano diplomatico che su quello della protezione degli interessi strategici ed economici.