Un corteo di circa 200 manifestanti si è riunito a Roma per esprimere solidarietà ad Alfredo Cospito, detenuto al 41 bis, e nel corso della manifestazione un agente in servizio è rimasto ferito al volto a causa del lancio di una bottiglia. Il presidio era partito da Piazza Immacolata, nel quartiere San Lorenzo, e si è poi diretto verso il Pigneto, con le forze dell’ordine che hanno accompagnato il corteo e monitorato il percorso.
Chi ha partecipato ha pronunciato slogan contro il regime carcerario e ha ricordato due compagni morti nell’esplosione di un ordigno, richiamando l’attenzione sulle condizioni detentive. L’agente ferito, che risulta essere un vice dirigente della Digos della questura di Roma, era in borghese al seguito dell’evento ed è stato subito medicato per una ferita visibile alla testa.
Il ferimento e il contesto dell’incidente
Secondo le ricostruzioni, il lancio della bottiglia è avvenuto in un momento di tensione tra alcuni manifestanti e un fotografo che stava documentando la protesta. La presenza di operatori dell’ordine pubblico con mezzi blindati non ha evitato lo scontro locale: un oggetto di vetro ha raggiunto il volto dell’agente, provocando una ferita che ha richiesto immediato soccorso.
Il fatto sottolinea come anche manifestazioni di dimensione contenuta possano degenerare in episodi di violenza, mettendo a rischio sia i partecipanti sia chi è incaricato della sicurezza.
Dinamica dell’episodio
Le testimonianze raccolte indicano che il ferimento è avvenuto in concomitanza con un alterco tra un gruppo di anarchici e un fotoreporter; da quel momento alcuni manifestanti avrebbero lanciato oggetti verso la zona dove si trovavano i presenti e le forze dell’ordine. L’agente colpito, identificato come un funzionario della Digos, è stato immediatamente assistito e trasportato in una zona protetta per le cure. La Procura e la questura stanno raccogliendo elementi per ricostruire con precisione la dinamica e individuare i responsabili del lancio.
Motivi della manifestazione e partecipazione
I manifestanti hanno dichiarato di essere scesi in piazza per denunciare ciò che definiscono la tortura legale rappresentata dal regime del 41 bis e per chiedere la revisione delle misure nei confronti di Alfredo Cospito. Il corteo ha visto adesioni non solo dalla capitale ma anche da altre città italiane, con presenze segnalate da Trento, Pescara, Genova, Milano e Padova; l’itinerario ufficialmente concordato comprendeva Piazza Immacolata, Via dei Marsi e la zona di Porta Maggiore.
Richieste e ricordi nel presidio
Oltre alla denuncia del carcere duro, i partecipanti hanno ricordato i compagni Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, morti durante la fabbricazione di un ordigno al Parco degli Acquedotti. I cori e gli interventi hanno ribadito la volontà di mantenere alta l’attenzione pubblica su queste vicende, soprattutto in vista della scadenza amministrativa: entro il 4 maggio il ministero della Giustizia dovrà decidere se prorogare o meno il regime di carcere duro per Cospito.
Reazioni e prossimi sviluppi
La notizia del poliziotto ferito ha provocato dichiarazioni di solidarietà dalle istituzioni; tra queste il presidente della Camera ha espresso vicinanza all’agente e condanna per gli episodi di violenza. Le forze dell’ordine hanno ribadito il loro impegno a garantire il diritto di manifestare, ma anche a tutelare la sicurezza pubblica evitando che le proteste sfocino in scontri. Sul piano giudiziario sono in corso accertamenti per identificare i responsabili del lancio della bottiglia e valutare eventuali provvedimenti.
In sintesi, la mobilitazione di piazza, le tensioni con operatori dell’informazione e il ferimento di un funzionario evidenziano come il tema del 41 bis e dei diritti in carcere continui a essere un fattore di forte polarizzazione. Nei giorni successivi è prevista la raccolta di testimonianze e immagini per ricostruire il percorso e gli eventi che hanno portato all’incidente, mentre la decisione amministrativa sul caso di Alfredo Cospito rimane un elemento centrale nelle ragioni della protesta.