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Cosa aspettarsi dal fintech nel 2026: pragmatismo e regolazione

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Un'analisi basata su metriche e esperienza bancaria per capire perché alcune mode fintech sopravvivranno e altre no

Il futuro del fintech dopo le turbolenze: cosa resta e cosa cambierà

Nel 2025 il capitale investito nelle startup fintech ha registrato una crescita intorno al 12% rispetto all’anno precedente, secondo i principali database di mercato. Questo non è un segnale di ritorno all’euforia indiscriminata, ma piuttosto di riallocazione: il capitale si sta spostando verso modelli scalabili, con metriche operative solide e percorsi chiari verso la redditività.

Contesto ed esperienza sul campo

Durante la mia esperienza in Deutsche Bank ho visto come spread e liquidità possano ribaltare in poche settimane valutazioni e piani di crescita. Prodotti come il lending peer‑to‑peer o le soluzioni crypto non custodial attraggono attenzione e finanziamenti finché non emergono problemi di compliance o rischio controparte. La lezione del 2008 resta viva: leva finanziaria elevata e due diligence insufficiente possono amplificare shock locali in crisi sistemiche.

Cosa guardano ora gli investitori: metriche e unit economics

Gli investimenti nuovi vanno a chi dimostra margini unitari migliorati e tassi di retention superiori alla media. I fattori decisivi sono costi di acquisizione cliente (CAC), lifetime value (LTV) e burn rate. A livello regolamentare, avere procedure KYC solide e reportistica trasparente non è più un optional: sono prerequisiti per accedere ai mercati dei capitali.

In mercati caratterizzati da alta inflazione il tasso di default sui prestiti digitali retail è salito, riportando al centro del dibattito metriche come loan‑to‑value medio, cost‑of‑funding e time‑to‑break‑even unitario — ossia quanto tempo serve per recuperare il costo d’acquisizione di un cliente. L’open banking continua a espandersi: in molte economie europee oltre il 30% degli utenti utilizza API bancarie, ma la conversione in ricavi rimane bassa per numerose fintech.

Dal lato degli asset manager e dei fondi, la rigidità delle richieste è aumentata: CAC payback entro 18 mesi, contribution margin sopra il 40% e churn annuo sotto il 3% per i modelli subscription sono soglie che spesso determinano prezzi e condizioni d’ingresso. Senza questi parametri, le valutazioni vengono rapidamente ribassate.

Rischi specifici: crypto e infrastrutture di mercato

Le crypto restano un terreno ambivalente. L’interesse istituzionale è tornato, ma il quadro operativo è cambiato: custody regolamentata, stress test e controlli sul rischio operativo sono diventati requisiti essenziali. Una perdita di liquidità in un exchange può propagarsi velocemente, aumentando gli spread sugli asset correlati; per questo la resilienza delle infrastrutture è fondamentale per contenere il contagio.

Le infrastrutture tradizionali — sistemi di pagamento, camere di compensazione, provider di custody — stanno riacquistando centralità. I regolatori europei hanno inasprito requisiti di governance e reporting per questi attori, percepiti come nodi critici per la stabilità finanziaria.

Implicazioni regolamentari e conseguenze pratiche

Secondo Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech, la regolazione sta ridefinendo l’accesso al mercato: le crisi di liquidità impongono misure strutturali e una due diligence molto più stringente. Le autorità richiedono buffer di capitale, test di resilienza e controlli operativi continui, con attenzione particolare agli exchange e ai custody provider.

Le nuove linee guida 2024‑2025 mettono l’accento sulla trasparenza dei modelli di pricing e sulla necessità di stress test sui flussi di cassa. Questo cambia la natura della due diligence: non basta più un pitch deck ben confezionato; servono dati operativi, prove di stress e documentazione esaustiva. Le aziende che integrano compliance e product design ottengono un vantaggio competitivo tangibile, mentre chi trascura questi aspetti rischia sanzioni, contenziosi e restrizioni di mercato.

Prospettive di mercato e strategie vincenti

Il settore sta imboccando una fase di maturazione. Le società che sopravviveranno saranno quelle con unit economics solide, una governance credibile e la capacità di gestire liquidità e spread in scenari avversi. Costruire barriere operative robuste e testare i modelli con dati reali è ormai una condizione di sopravvivenza, non un optional.

Durante la mia esperienza in Deutsche Bank ho visto come spread e liquidità possano ribaltare in poche settimane valutazioni e piani di crescita. Prodotti come il lending peer‑to‑peer o le soluzioni crypto non custodial attraggono attenzione e finanziamenti finché non emergono problemi di compliance o rischio controparte. La lezione del 2008 resta viva: leva finanziaria elevata e due diligence insufficiente possono amplificare shock locali in crisi sistemiche.0

Conclusione pratica (senza frasi fatte)

Durante la mia esperienza in Deutsche Bank ho visto come spread e liquidità possano ribaltare in poche settimane valutazioni e piani di crescita. Prodotti come il lending peer‑to‑peer o le soluzioni crypto non custodial attraggono attenzione e finanziamenti finché non emergono problemi di compliance o rischio controparte. La lezione del 2008 resta viva: leva finanziaria elevata e due diligence insufficiente possono amplificare shock locali in crisi sistemiche.1

Fonti: BCE, FCA, McKinsey Financial Services, dati Bloomberg.