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Crisi ortofrutta prezzi, dai campi agli scaffali il paradosso che penalizza agricoltori e famiglie

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La crisi dell'ortofrutta e dei prezzi emerge dai dati ufficiali: quotazioni agricole in calo, rincari al consumo e un divario crescente che penalizza produttori e cittadini ogni giorno.

Dal grano duro ai carciofi. Dall’olio extravergine alle clementine. L’agroalimentare italiano è entrato in una fase di tensione evidente, senza dubbio. Ma la crisi ortofrutta prezzi non nasce sugli scaffali illuminati dei supermercati. Parte molto prima. Nei campi. E lì che spesso non fa rumore immediatamente però è l’origine del malessere.

Crisi dell’ortofrutta e aumento dei prezzi, quando il crollo parte dai campi

I dati sono stati portati in piazza durante la mobilitazione di Coldiretti a Bari. Numeri secchi, raccontati tra striscioni e mani sporche di terra. Prezzi alla produzione in caduta libera, mentre al consumo restano alti. O addirittura sembrerebbero aumentare. Una contraddizione che pesa, certo che pesa.

Un esempio su tutti. I carciofi. Pagati agli agricoltori fino a 5 centesimi al pezzo. Sì, poi arrivano al banco del supermercato a circa 1,50 euro. Trenta volte tanto. Errore di battitura? No, è semlicemente la fotografia di una filiera sbilanciata… E non riguarda solo un prodotto. Broccoli a -25% alla produzione. Finocchi a -21. Biete a -18. Stessa traiettoria per clementine, sedani, patate. Tutti giù, nei campi.

Il margine per chi coltiva si assottiglia se non addirittura a volte scompare. Aziende agricole che resistono per inerzia, più che per sostenibilità economica. Il paradosso è evidente: chi produce perde, chi compra paga di più, quindi si fa più evidente la crisi dell’ortofrutta e del conseguente rincaro dei prezzi. In mezzo, una catena lunga. Lunghissima.

La crisi dell’ortofrutta i prezzi e i rincari: cosa succede dal campo allo scaffale

Per capire perché i prodotti costano di più al supermercato bisogna seguire il percorso. Dal momento della raccolta in poi. Trasporto. Stoccaggio. Celle frigorifere accese giorno e notte. Confezionamento. Imballaggi. Distribuzione. Ogni passaggio aggiunge un costo. Ma quasi mai remunera chi ha coltivato.

Le utenze pesano, l’elettricità, soprattutto. I materiali. la logistica. Tutto vero. Ma c’è dell’altro… Il potere contrattuale della grande distribuzione organizzata. La GDO, che negozia da una posizione di forza e impone prezzi d’acquisto bassissimi. Anche quando non ce ne sarebbe bisogno.

E poi le importazioni. Record. Secondo i dati di Ismea, nel 2025 l’arrivo di carciofi dall’Egitto è aumentato di oltre il 30%. Un afflusso che satura il mercato e spinge ulteriormente al ribasso i prezzi riconosciuti ai produttori italiani. Ma il consumatore? Non vede quasi mai quel risparmio purtroppo… Il prodotto importato finisce sugli scaffali a prezzi simili a quello nazionale. Margini salvi per i distributori. Redditi compressi per l’agricoltura interna.

In molti casi entrano in gioco dinamiche speculative. Il prodotto viene pagato pochissimo nei momenti di massima raccolta, quando l’offerta è alta. Poi viene rivenduto con rincari che superano in media il 300% dal campo alla tavola. Una forbice che non risponde più alla semplice legge della domanda e dell’offerta.

La crisi dell’ortofrutta e l’aumento dei prezzi non è solo una questione di rincari. È un problema strutturale, fatto di equilibri. O meglio, di squilibri sarebbe più appropriato dire a questo punto. Una filiera dove gli estremi – agricoltori e cittadini – pagano entrambi.