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Cultura risorgimentale 3. La letteratura memorialistica

I racconti autobiografici degli eroi risorgimentali

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Le mie Prigioni

Le opere risorgimentali più commoventi appartengono senza dubbio alla letteratura memorialistica del periodo, quella cioè che comprende gli scritti autobiografici di politici e combattenti che hanno deciso di eternare con la penna gesta, sogni e dolori patiti nella loro strenua lotta in difesa della libertà.

Il testo autobiografico più celebre è “Le mie prigioni”, in cui il coraggioso patriota Silvio Pellico ripercorre con mente lucida e pacata i lunghi e difficili anni di prigionia trascorsi nelle carceri austriache di Milano, Venezia e Brno.

La figura del patriota moralmente e civilmente integro, pervaso dei migliori e più elevati ideali emerge dalle pagine de “Le ricordanze della mia vita” di Luigi Settembrini, in cui l’autore ricorda la propria personale esperienza di ospite delle carceri borboniche.

Esiste poi all’interno della memorialistica risorgimentale italiana un filone a parte chiamato gruppo degli scrittori garibaldini, cui appartengono esclusivamente ricordi, delusioni, vittorie e dolori di quegli uomini che scelsero di vivere la propria esperienza accanto a uno dei personaggi più rappresentativi e carismatici del Risorgimento, Giuseppe Garibaldi; “Da Quarto a Volturno. Noterelle di uno dei Mille”, scritto da Abba, è una sorta di diario in cui viene raccontata la vicenda della spedizione siciliana; “I Mille” del Bandi è un racconto che descrive il medesimo argomento ma con stile diverso, meno cronachistico e più ricco di giudizi e spunti personali.

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