Nel contesto dell’invasione russa dell’Ucraina, le forze armate di Mosca hanno cominciato a reclutare numerosi cittadini stranieri per far fronte alla perdita di uomini sul campo. Tra queste reclute si conta un giovane di 24 anni, proveniente dal Pakistan, che ha intrapreso un percorso drammatico, passando da studente di medicina a soldato nel conflitto.
Da Kraznodar al fronte di Donetsk: il contratto ingannevole
Il giovane, identificato come Peter, si era trasferito a Krasnodar nel 2020 per frequentare un’università a prezzi contenuti, lontano dalla sua città d’origine. La motivazione principale era il costo proibitivo dell’istruzione medica in Pakistan. Dopo i primi mesi, la sua famiglia non fu più in grado di sostenere le spese, lasciandolo in una situazione precaria.
Un compagno di corso gli propose una soluzione apparentemente vantaggiosa: firmare un contratto di un anno con l’esercito russo, garantendogli esperienza sul campo, la cittadinanza russa e la promessa di una borsa di studio per completare gli studi. Nessuna menzione fu fatta riguardo al possibile impiego in combattimento.
La realtà del fronte: ferita devastante a Donetsk
Il giorno della firma, Peter fu informato che il suo ruolo sarebbe stato quello di trasportatore di feriti nella zona occupata di Donetsk, un’area dove le ostilità erano tra le più intense. Nonostante le sue proteste – “No, non voglio andare” – ricevette la minaccia di cinque anni di carcere se avesse rifiutato.
Durante la prima settimana di servizio, l’80% dei membri della sua unità perse la vita. Nell’autunno del 2024, Peter fu colpito da un’esplosione che uccise un amico stretto e gli causò gravi danni ai piedi: otto interventi chirurgici successivi, con un dolore permanente anche a pochi metri dal punto di partenza, impedendogli di camminare più di 700 metri senza soffrire.
La fuga: rischi, ostacoli e l’aiuto di Idite Lesom
Con il contratto scaduto, i superiori di Peter gli chiesero 400.000 rubli (circa $5.000) per poter essere rilasciato, rispondendo che la sua liberazione dipendeva dalla fine della guerra. Deciso a non prolungare la sua sofferenza, ricorse all’organizzazione non governativa Idite Lesom (Get Lost), che assiste i militari russi nella fuga.
Guidato da consigli dell’ONG, Peter si finse in visita medica, si allontanò dalla sua unità e, con grande determinazione, raggiunse Mosca per poi imbarcarsi in un volo verso un terzo paese. La chiave del suo successo, secondo le sue parole, è stata la fiducia in sé stesso durante le verifiche documentali.
Il ruolo dell’ONG Idite Lesom
Secondo il portavoce dell’organizzazione, Ivan Chuviliayev, i desertori stranieri non possono rivolgersi alle ambasciate dei propri paesi, poiché la legge dei loro stati li considera mercenari. L’NGO ha ricevuto tra le 30 e le 40 richieste di assistenza da parte di non russi negli ultimi mesi, con un incremento notevole negli ultimi tempi.
Una vita in bilico: cittadinanza russa, salute e futuro incerto
Una volta fuori dal fronte, Peter si è ritrovato in una condizione di grande vulnerabilità: ha ottenuto la cittadinanza russa durante il servizio, ma il nuovo passaporto non è ancora in mano e non garantisce alcun diritto di asilo nei paesi europei. Attualmente lavora nel settore della vendita al dettaglio per coprire le spese, mentre le sue ferite continuano a richiedere interventi costosi.
Il governo pakistano ha smentito il coinvolgimento dei suoi cittadini nella guerra, definendo le accuse “infondate”. Peter, quindi, non può contare su un supporto ufficiale dal suo Paese d’origine. Il suo obiettivo primario è trovare un paese europeo dove vivere in tranquillità e, se le circostanze lo permetteranno, riprendere gli studi di medicina.
Il suo avvertimento per chiunque consideri di firmare un contratto militare è chiaro: “Non fatevi ingannare; vi diranno una cosa e vi porteranno altrove”. Una testimonianza che mette in luce le insidie del reclutamento straniero in un conflitto che ha ormai superato i cinque anni.
