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Chi: un bambino di nome Domenico, ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli. Cosa: l’Heart Team ha stabilito che non è candidato a un secondo trapianto di cuore. Quando: dopo il trapianto risultato danneggiato lo scorso 23 dicembre e la successiva disponibilità di un nuovo organo. Dove: presso l’Azienda Ospedaliera dei Colli, struttura cui afferisce il Monaldi.
Perché: la decisione si basa su una valutazione clinica approfondita e sugli ultimi esami strumentali.
La famiglia ha chiesto l’avvio di una pianificazione condivisa delle cure per evitare l’accanimento terapeutico e privilegiare l’alleviamento del dolore. La notizia è stata resa pubblica dall’avvocato Francesco Petruzzi e confermata dalla direzione dell’Azienda Ospedaliera dei Colli. L’Heart Team ha motivato la scelta con valutazioni multidisciplinari sullo stato clinico e sui rischi associati a un nuovo intervento.
Perché è stato escluso un nuovo trapianto
L’Heart Team ha motivato la scelta con valutazioni multidisciplinari sullo stato clinico e sui rischi associati a un nuovo intervento. Il consulto riunito al Monaldi ha coinvolto specialisti del trapianto cardiaco pediatrico provenienti da centri di riferimento nazionali. La decisione è stata presa dopo la visita al letto del paziente e la revisione degli esami strumentali.
Il gruppo ha valutato parametri emodinamici, funzione d’organo e fattori di rischio perioperatorio. Sono stati considerati anche elementi prognostici presenti nella letteratura e la prognosi a breve termine in caso di ritrattamento chirurgico. Il giudizio collegiale ha ritenuto che il rischio operativo superi il potenziale beneficio clinico, rendendo non indicato un nuovo trapianto. Il percorso terapeutico proseguirà con misure di supporto e monitoraggio specialistico.
Il ruolo dell’Heart Team e le valutazioni cliniche
La decisione è stata adottata dopo un confronto multidisciplinare guidato dal Heart Team. Sono state valutate la stabilità emodinamica, le risposte ai trattamenti in corso e la prognosi a breve e medio termine. I consulenti hanno analizzato rischio-beneficio e fattori tecnici legati a un eventuale retrapianto. L’obiettivo è evitare interventi che comportino rischi sproporzionati rispetto ai potenziali benefici. Il percorso terapeutico proseguirà con misure di supporto e monitoraggio specialistico.
La reazione della famiglia e le scelte sulla cura
La madre, Patrizia, ha espresso rimpianto per non aver avuto prima elementi utili alla comprensione del quadro clinico. La famiglia ha dichiarato che l’attenzione ora è rivolta all’accertamento delle responsabilità e alla ricostruzione completa della vicenda, attraverso l’accesso alla documentazione clinica e alle relazioni degli esperti.
L’avvocato Petruzzi ha reso noto che, di fronte all’interruzione della prospettiva di guarigione, le azioni privilegiate saranno la verifica delle cartelle cliniche e la nomina di consulenti indipendenti. Il percorso procedurale prevede l’acquisizione dei referti e la valutazione medico-legale da parte di specialisti incaricati, fase ritenuta necessaria per chiarire responsabilità e dinamiche assistenziali.
Avvio della pianificazione condivisa delle cure
Su richiesta della famiglia, l’ospedale Monaldi ha avviato la procedura di pianificazione condivisa delle cure, prevista dalla normativa e introdotta nel 2017. Il percorso è stato attivato dopo la valutazione medico-legale già in corso, per assicurare continuità alle scelte assistenziali.
La misura non riguarda l’eutanasia. Mira invece a prevenire il accanimento terapeutico e a orientare l’assistenza dalla ricerca esclusiva della guarigione verso l’alleviamento delle sofferenze. L’obiettivo è definire, insieme ai medici e ai familiari, i traguardi di cura più appropriati per migliorare la qualità di vita residua del paziente e garantire una gestione del dolore rispettosa e dignitosa.
Dal punto di vista strategico, la procedura formalizza la decisione clinica condivisa e consente di documentare per iscritto le opzioni terapeutiche ritenute proporzionate. Il team medico ha indicato come prossime tappe il confronto multidisciplinare e la redazione del piano di cura concordato con i parenti.
Implicazioni e passaggi successivi
Il cuore segnalato come disponibile sarà destinato a un altro bambino inserito in lista urgente, tra i pochi compatibili con l’organo. Parallelamente, le procure hanno avviato approfondimenti e sono previste ispezioni ministeriali per chiarire i fatti collegati al trapianto eseguito il 23 dicembre e alle sue conseguenze. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha espresso vicinanza alla famiglia e ha annunciato l’impegno a identificare eventuali responsabilità.
La condizione clinica del piccolo resta sotto stretto controllo: è in supporto meccanico con ECMO e gli operatori sanitari operano per garantire comfort e controllo del dolore. L’attenzione resta concentrata sulle decisioni cliniche a breve termine e sugli accertamenti giudiziari e amministrativi che dovranno fare piena luce sulla vicenda.
Il contesto più ampio e il significato della vicenda
La vicenda mette in luce le complesse implicazioni etiche e cliniche associate ai trapianti pediatrici. Le difficoltà includono la reperibilità di organi compatibili e la necessità di bilanciare interventi invasivi con la tutela del paziente.
L’approccio multidisciplinare dell’Heart Team e la richiesta di trasparenza da parte della famiglia fanno parte di un processo che coniuga competenze mediche, responsabilità istituzionale e istanze di giustizia. Al centro resta la condizione del bambino, per il quale l’obiettivo primario è ridurre la sofferenza e garantire cure palliative adeguate.
La vicenda è seguita con attenzione dall’opinione pubblica e solleva interrogativi sul sistema dei trapianti, sulla qualità delle procedure e sulla comunicazione tra strutture sanitarie e famiglie. Restano aperti gli accertamenti giudiziari e amministrativi necessari a chiarire i fatti.
È attesa la conclusione degli approfondimenti per determinare eventuali responsabilità e gli sviluppi clinici a breve termine che definiranno il percorso terapeutico futuro.