> > drone, blackout e trattative: cosa c'è dietro i nuovi colloqui di pace

drone, blackout e trattative: cosa c'è dietro i nuovi colloqui di pace

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scambi di strike tra Russia e Ucraina e posizioni inconciliabili sui territori minacciano di sminuire l'efficacia dei prossimi colloqui a Ginevra mediati dagli Stati Uniti

Uno scambio mortale di attacchi con droni ha riacceso le tensioni al confine tra Russia e Ucraina, con una vittima segnalata in ciascun paese, e ha ridotto le speranze di un accordo rapido in vista di un nuovo ciclo di colloqui a Ginevra mediati dagli Stati Uniti. Le notizie arrivano mentre esponenti politici e diplomatici esprimono scetticismo sulla reale volontà di Mosca di chiudere il conflitto.

La delegazione ucraina e i negoziatori russi sono chiamati a tornare al tavolo di lavoro durante la sessione trilaterale prevista per il 17-18 febbraio a Ginevra, secondo conferme pubbliche. Sullo sfondo, attacchi ripetuti all’infrastruttura energetica ucraina e rappresaglie che hanno causato interruzioni di luce, riscaldamento e forniture idriche complicano il contesto diplomatico.

Posizioni divergenti e ostacoli principali

Al centro delle trattative resta la questione territoriale: la Russia chiede il ritiro completo delle truppe ucraine da porzioni del territorio del Donetsk che attualmente controlla, mentre Kiev rifiuta un ritiro unilaterale senza adeguate garanzie di sicurezza occidentali. Questa contrapposizione evidenzia come le proposte militari e le richieste politiche siano difficili da conciliare, trasformando il negoziato in una partita a più livelli.

L’importanza delle garanzie di sicurezza

L’Ucraina insiste che un qualsiasi cessate il fuoco debba essere accompagnato da un sistema di salvaguardie internazionali che impediscano una nuova offensiva. Senza impegni credibili da parte degli alleati occidentali, Kiev teme che una tregua temporanea si traduca rapidamente in un nuovo ripiegamento e perdita di territorio. La richiesta include meccanismi di monitoraggio e la presenza di osservatori stranieri per verificare il rispetto degli accordi.

Reazioni internazionali e ruolo degli Stati Uniti

Negli incontri al Munich Security Conference, il presidente ucraino ha ribadito la necessità di progressi «sostanziali» ma ha ammesso la difficoltà di trovare un terreno comune, sottolineando come spesso le parti «parlino di cose differenti». Il rappresentante degli Stati Uniti ha espresso cautela sulla sincerità di Mosca, segnalando che Washington intende «testare» la disponibilità russa al compromesso.

Alcuni ministri europei hanno chiesto un approccio più deciso verso il Cremlino, suggerendo che la pressione internazionale debba mirare a convincere Putin ad assumere impegni concreti. Già in passato, incontri trilaterali a Abu Dhabi avevano trattato temi tecnici quali la creazione di una zona cuscinetto e il monitoraggio del cessate il fuoco, ma senza produrre un’intesa definitiva.

Chi guiderà le delegazioni

Da parte russa tornerà a capo della delegazione un consigliere politico di lungo corso, già protagonista di precedenti negoziati falliti. L’Ucraina conferma nuovamente Rustem Umerov come capo delegazione, affiancato da figure di rilievo del suo apparato per la sicurezza. Questa composizione mostra la volontà di entrambe le parti di mantenere il dialogo ad alto livello, pur in un clima di sfiducia reciproca.

Impatti sul terreno: vittime, blackout e attacchi

Negli ultimi giorni si registrano attacchi che hanno colpito aree residenziali e impianti energetici, causando vittime civili e interruzioni di servizi essenziali in città come Odesa, Kharkiv e Dnipro. Le offensive hanno anche danneggiato infrastrutture ferroviarie e siti industriali, aggravando una crisi umanitaria che perdura dall’inizio dell’invasione su vasta scala del 2026.

In territorio russo sono state segnalate vittime a seguito di attacchi di ritorno, con danni rilevanti alle forniture energetiche locali e a strutture abitative. Questi episodi accentuano la narrativa di escalation e forniscono argomenti a favore di posizioni più rigide da entrambe le parti, rendendo più difficile l’avanzamento negoziale.

Prospettive e scenari possibili

Le prossime giornate a Ginevra saranno decisive nell’indicare se l’offerta negoziale può evolvere verso un accordo di cessate il fuoco con meccanismi di verifica, oppure se il processo rimarrà bloccato in una fase di stallo. Molto dipenderà dalla capacità di attori esterni, soprattutto gli Stati Uniti e i partner europei, di esercitare una pressione coordinata su Mosca e nel contempo garantire misure difensive credibili per Kiev.

La situazione rimane fluida: da un lato la diplomazia tenta di tenere aperto il canale del dialogo, dall’altro i colpi sul campo e le divergenze su questioni fondamentali testimoniano quanto sia complesso tradurre le negoziazioni in risultati tangibili. In questo contesto, ogni incidente armato può influenzare l’umore delle delegazioni e la percezione pubblica internazionale, con effetti diretti sulle probabilità di pace.