Dal 20 novembre, i tre bambini di Nathan Trevallion e la moglie sono stati allontanati dalla loro casa isolata nel bosco di Palmoli e trasferiti a una struttura di Vasto perché, secondo l’ordinanza del Tribunale dei minori de L’Aquila, sarebbero stati “costretti da genitori che avevano sposato in modo eccessivo la filosofia di vita dei neorurali”, con lo scopo quindi di “proteggerli dalla vita di privazioni, materiali e di relazione”.
Dopo oltre un mese di silenzio, come riportato da TGCOM24, il britannico Nathan Trevallion, rompe il silenzio. “I miei figli distrutti dall’ansia sono diventati litigiosi. Tutto ciò che vogliono è tornare a casa”, racconta in un’intervista a La Stampa.
Famiglia nel bosco: le parole di Nathan Trevallion e la preoccupazione per i figli
Da quel giorno, Nathan può abbracciarli soltanto per un’ora a settimana. E quando gli chiedono se nota differenze rispetto alla loro vita precedente nel bosco, risponde senza esitazione: “Sì, la loro incapacità di concentrarsi. Sono in uno stato costante di agitazione e ansia. A volte litigano fra di loro, cosa che prima non facevano”. Aggiunge poi che “Sono spesso arrabbiati l’uno con l’altro – continua nell’intervista – e, quando per me arriva il momento di andare via, cercano di fare qualcos’altro, come se volessero sfuggire a ciò che provano. In quei momenti avverto la grande tristezza che c’è in loro. È come se volessero dirmi di non capire perché il loro papà deve tornare a casa da solo e lasciarli lì”.
“Quando li lascio, – continua – uno di loro a volte rompe le cose che ama di più, litiga con i fratelli, anche con la sorella gemella a cui lui è molto legato. Lei invece piange e si arrabbia per ogni cosa quando vede il padre allontanarsi per tornare a casa. Poi c’è la più grande, 8 anni, che tende a contenere più degli altri la sua tristezza e la sua rabbia, ma inizia a mordersi le dita sino a farle diventare rosse”. E chiedono “quando potranno tornare a casa. È tutto ciò che vogliono. Tornare a casa e vivere con i nostri animali, nella natura, rispettando le regole”, sottolinea il 51enne, che, nel salutare i figli, raccomanda loro “di essere forti, di prendersi cura l’uno dell’altro”. “La nostra – afferma Trevallion – è una condizione di vita molto comune negli ambienti rurali, nella vita di tante famiglie e in ogni parte del mondo. Non siamo i soli, fortunatamente, ad avere sposato una certa filosofia di vita che rifiuta il consumo delle risorse della terra senza porsi mai delle domande su dove sta andando il mondo e cosa è più giusto fare per i propri figli”. “Il sistema giudiziario – conclude, – farà il suo lavoro e la verità verrà a galla. Noi genitori non abbiamo fatto nulla di male e speriamo di poter tornare a vivere felicemente con i nostri bambini, in piena armonia con la natura e la nostra libertà. Non chiediamo altro. E siamo pronti a rispettare le regole di base stabilite per la protezione dei bambini”.
Famiglia nel bosco: le prossime tappe del Tribunale
Il 5 gennaio la psicologa Simona Ceccoli, nominata dal Tribunale dei minori de L’Aquila, ha assunto l’incarico di svolgere l’indagine “personologica e psico-diagnostica” per valutare la capacità genitoriale di Catherine Birmingham e di Nathan Trevallion. Gli accertamenti inizieranno il 23 gennaio, con una valutazione mirata a capire se la coppia presenti caratteristiche idonee a esercitare la responsabilità genitoriale. La relazione finale arriverà entro 120 giorni. Intanto i tre bambini, due gemelli di sei anni e una bambina di otto, restano nella casa-famiglia di Vasto dal 20 novembre 2025. La madre può vederli solo durante i pasti. È previsto anche un esame “psico-diagnostico” specifico sui piccoli, per far luce sul loro stato emotivo e sulle conseguenze dell’allontanamento.