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L’ultima notte di Federica Torzullo: tra presunti maltrattamenti e la convivenza con Claudio Carlomagno

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Tensioni familiari e presunti maltrattamenti: l’ultima notte di Federica Torzullo tra timori, minacce e la volontà di salvaguardare il figlio.

Ad Anguillara Sabazia, la morte di Federica Torzullo per mano del marito Claudio Carlomagno ha riacceso le indagini sui maltrattamenti in famiglia. Gli inquirenti si concentrano sul movente e sulle possibili violenze subite dalla donna, mentre la notte dell’omicidio segnava la sua ultima permanenza nella casa familiare prima di trasferirsi altrove.

Morte Federica Torzullo: la famiglia e la tutela del figlio

La famiglia di Federica sottolinea da settimane che la motivazione addotta dall’indagato – la paura di perdere il figlio di 10 anni – non regge: “Federica non avrebbe mai allontanato il bambino dal padre“, ripetono. Negli ultimi anni, pur intrattenendo una nuova relazione sentimentale, la donna aveva deciso di organizzare una convivenza equilibrata per il figlio, proponendo di alternarsi con il marito nella casa di famiglia, garantendo così stabilità al bambino.

La sera dell’omicidio sarebbe stata l’ultima che Federica avrebbe trascorso in quella abitazione, prima di partire per un battesimo in Basilicata e poi trasferirsi altrove. L’ordinanza del gip Viviana Petrocelli sottolinea che “da due anni non dormivano nello stesso letto e non avevano alcun rapporto“, evidenziando come il dramma fosse il culmine di una convivenza già segnata da tensioni e separazioni.

Federica Torzullo e l’ipotesi dei maltrattamenti: l’ultima sera in casa con Claudio Carlomagno

Le indagini della Procura di Civitavecchia si concentrano sul movente dell’omicidio di Federica Torzullo, avvenuto tra la notte dell’8 e il 9 gennaio, sospettato non essere un gesto impulsivo, ma l’atto finale di un progetto premeditato, maturato nel tempo e probabilmente preceduto da maltrattamenti psicologici e fisici.

La coppia era in crisi dal 2019 e conviveva da separata già da anni; gli investigatori cercano di raccogliere prove dei presunti abusi, che se confermati configurerebbero il reato di femminicidio, punibile con l’ergastolo. L’indole violenta di Claudio Carlomagno emergerebbe anche dalle testimonianze esterne: un cliente in ritardo con i pagamenti racconta di minacce inquietanti, tra cui quella memorabile: “Io non do fuoco, io vengo con la ruspa“.

Gli inquirenti cercano di capire se l’omicidio sia stato il culmine di anni di tensioni, separazioni e possibili violenze, in un contesto familiare già compromesso, dove la donna tentava di tutelare la serenità del figlio senza interrompere i legami con il padre.