La violenza in famiglia può trasformarsi in tragedia: abusi fisici e psicologici ripetuti minano la vita delle vittime fino a condurre, nei casi più gravi, al femminicidio. La vicenda di Emanuela Massicci, morta a Ripaberarda nel dicembre 2024, ne è un drammatico esempio. Ecco cosa è emerso dalle indagini dei medici legali.
Femminicidio Emanuela Massicci: le prossime tappe del processo
L’imputato, Massimo Malavolta, ora in carcere nel penitenziario di Marino del Tronto ad Ascoli Piceno, non era presente nell’ultima udienza. Oltre all’omicidio pluriaggravato, deve rispondere formalmente dei reati di maltrattamenti e tortura. La difesa ha avanzato l’ipotesi che l’assunzione continuativa di cocaina e di altri farmaci possa avere influito sul suo stato mentale, arrivando a richiedere esami cerebrali specifici per stabilire eventuali danni neurologici, ma la procura insiste che l’imputato fosse pienamente capace di intendere e di volere al momento dei fatti. Il processo proseguirà con ulteriori audizioni: il 26 marzo sono attese testimonianze di altri testimoni, mentre il 9 aprile è previsto un confronto tra i periti di accusa e difesa in merito alle condizioni psichiatriche dell’imputato, elemento destinato a essere centrale nella discussione giudiziaria.
Femminicidio Emanuela Massicci, uccisa dal marito: la sconvolgente verità dei medici legali
Nel processo in corso davanti alla Corte d’Assise di Macerata per la morte di Emanuela Massicci, avvenuta il 19 dicembre 2024 nella frazione di Ripaberarda a Castignano (Ascoli Piceno), è emerso un quadro di sofferenza e abusi ripetuti. Secondo l’accusa, la donna non sarebbe stata uccisa da un unico colpo fatale, bensì da un progressivo accumulo di lesioni dovute a molteplici violenze: fratture alle costole e al polso, morsi, percosse e tirate di capelli che ne hanno aggravato le condizioni fino al decesso dopo ore di agonia. Queste conclusioni sono state illustrate dai medici legali sentiti il 12 marzo 2026 in aula, i quali hanno anche descritto le prime fasi successive al ritrovamento del corpo nell’abitazione di Ripaberarda, dove i soccorritori trovarono anche il marito con ferite ai polsi.
La pubblica accusa guidata dal procuratore capo di Ascoli ha costruito il suo impianto sulla base di anni di presunti abusi domestici, sostenendo che le violenze non fossero un episodio isolato ma una costante nel rapporto, spesso consumata anche alla presenza dei figli minori della coppia. L’accusa ha inoltre contestato aggravanti come la crudeltà, i futili motivi e l’abuso della condizione di minorata difesa della vittima.