Immaginare la perdita improvvisa della connessione è il punto di partenza del Festival della Felicità, promosso da Walter Rolfo e organizzato dalla Fondazione della Felicità ETS. Fino al 20 marzo 2026 Torino ospita migliaia di partecipanti, con un programma pensato per scuole, famiglie e aziende. L’idea è semplice ma radicale: chiedere alle persone di vivere momenti con i dispositivi spenti per verificare quanto la nostra capacità di pensare e relazionarci sia cambiata con l’uso massiccio della tecnologia.
Il festival non è un mero spettacolo: si presenta come un laboratorio collettivo per allenare la mente. Con oltre 26 mila iscritti attesi (di cui 12 mila studenti, 12 mila genitori e 2.000 professionisti), l’evento punta a trasformare esperienze personali e iniziative locali in un Manifesto della Felicità Urbana, raccogliendo storie e progetti utili a diffondere pratiche di benessere quotidiano.
Il nucleo dell’esperimento: blackout digitale e palestre della mente
Al centro dell’edizione 2026 c’è il tema Le palestre della mente, che sottolinea come la capacità di riflettere e ragionare vada esercitata come un muscolo. L’esperimento del blackout digitale è una provocazione deliberata: partecipanti e spettatori vengono invitati a ridurre l’uso degli schermi per osservare reazioni emotive e relazionali non mediate dalla tecnologia. L’obiettivo non è demonizzare gli strumenti, ma recuperare l’abitudine a un pensiero consapevole, evitando di «parcheggiare» le nostre facoltà cognitive dietro a un’app o a un assistente virtuale.
Perché spegnere i dispositivi
Spegnere uno smartphone durante momenti condivisi diventa, nel contesto del festival, un esperimento sociale: si misura la qualità dell’ascolto, la profondità degli scambi e la capacità di creare empatia. I promotori sostengono che in un mondo dove la felicità viene spesso «postata», è importante capire se riusciamo ancora a guardarci negli occhi senza il filtro di uno schermo. Questo approccio anticipa anche pratiche didattiche rivolte agli studenti per rinforzare la presenza e il pensiero critico.
Programma e ospiti: traiettorie di resilienza e spettacolo
Il calendario include momenti dedicati alle scuole e serate aperte al pubblico: il 17 marzo, all’Inalpi Arena, è previsto uno show formativo che alterna racconti di vita a performance artistiche. Tra gli ospiti figurano atleti, testimoni di resilienza e artisti capaci di tradurre fatica e speranza in lezioni accessibili. Testimonianze come quella di Emanuele Lambertini e l’impegno di Mattia Villardita convivono con momenti di trasformismo e comicità, per ricordare che la felicità può scaturire anche dalla capacità di narrare sé stessi.
Appuntamenti per le scuole e per il pubblico
La mattina è riservata alle scuole, con interventi pensati per le giovani generazioni: storie di coraggio, laboratori e attività pratiche che promuovono resilienza e cittadinanza emotiva. La sera lo spettacolo “Vite – Storie di Felicità” porta sul palco voci note come La Pina e Pablo Trincia, insieme a figure emergenti e a performance acrobatiche. L’ingresso a molte delle iniziative è gratuito, previa prenotazione, per garantire accessibilità e inclusione.
Dal palco alla comunità: la fondazione e le iniziative speciali
La Fondazione della Felicità ETS, nata nel 2026 per iniziativa di Walter Rolfo con docenti, coach e neuroscienziati, declina il tema della felicità anche fuori dalle arene. Alcune tappe del festival sono state pensate appositamente per raggiungere contesti fragili: ospedali pediatrici e istituti penitenziari ospitano spettacoli e laboratori che coniugano intrattenimento e supporto emotivo. Queste attività dimostrano come il concetto di benessere possa essere applicato in ambienti distanti dall’immagine convenzionale della festa.
La ricerca della “Classe più felice d’Italia”
Un elemento distintivo dell’edizione è la ricerca della Classe più felice d’Italia, scelta tramite un’app che registra progetti concreti di solidarietà e gesti quotidiani. Le classi segnalate contribuiscono con le loro storie a costruire un Manifesto della Felicità Urbana, un documento pensato per ispirare scuole e amministrazioni locali a replicare iniziative di benessere collettivo.
In sintesi, il Festival della Felicità propone un esperimento che non è solo simbolico: spegnere gli schermi serve a osservare come si modifichino atteggiamenti, relazioni e capacità riflessive. Con un mix di narrazione, formazione e azioni sul territorio, l’evento firmato da Walter Rolfo ambisce a trasformare intuizioni individuali in pratiche condivise, invitando ciascuno a partecipare attivamente alla costruzione di comunità più consapevoli e felici.