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Fiano contesta la sospensione del gemellaggio tra Milano e Tel Aviv e chiede coerenza

Fiano contesta la sospensione del gemellaggio tra Milano e Tel Aviv e chiede coerenza

Emanuele Fiano non ha lasciato il Partito Democratico ma definisce la richiesta di sospendere il gemellaggio con Tel Aviv una scelta sbagliata e manichea, chiedendo una correzione di linea

Il 11 aprile 2026 è tornato al centro del dibattito politico locale lo scontro sul gemellaggio tra Milano e Tel Aviv. Emanuele Fiano, ex parlamentare e presidente di Sinistra per Israele, ha preso posizione aprendo una frattura con la direzione della sezione milanese del Partito Democratico. Pur dichiarando di non aver lasciato il partito, Fiano ha definito la scelta di chiedere la sospensione dei rapporti con la città israeliana come una decisione che, a suo avviso, complica invece che favorire il percorso verso la pace.

Nella sua reazione pubblica Fiano ha sottolineato di trovarsi in una condizione di disagio e di distanza dai metodi di analisi adottati da una parte del partito. Ha sostenuto che il provvedimento appare semplificatorio e rischia di colpire indiscriminatamente realtà locali impegnate per il dialogo e il cessate il fuoco. Il suo appello, più che rivolto a persone specifiche, è diretto a una revisione delle idee e della strategia politica per affrontare il conflitto mediorientale.

Le ragioni della critica

Fiano contesta l’impostazione della decisione sostenendo che essa segua un approccio manicheo e populista che tende a dividere il mondo in contrari netti senza riconoscere le sfumature. Per lui sospendere il legame con Tel Aviv equivale a ignorare che nella capitale economica israeliana esistono ampie mobilitazioni contro il governo di Netanyahu: proteste che, secondo Fiano, rappresentano la voce più forte dell’opposizione interna e un elemento rilevante per chi cerca soluzioni di pace. Ha inoltre sollevato il tema della coerenza, domandando retoricamente perché non siano presi in considerazione altri gemellaggi con città i cui governi hanno condotte contestate a livello internazionale.

Tel Aviv come spazio di opposizione

Nel suo ragionamento Fiano evidenzia che Tel Aviv è spesso luogo di manifestazioni massicce contro le politiche governative, un elemento che, secondo lui, rende la città un interlocutore complesso ma fondamentale. Ha citato la presenza di milioni di cittadini nelle piazze negli ultimi anni, sottolineando come molte di quelle manifestazioni chiedano la fine delle ostilità e il rispetto dei diritti. Per Fiano colpire il gemellaggio con l’intera città significa quindi punire anche chi lavora quotidianamente per il dialogo e per soluzioni condivise: un esito che contraddice l’obiettivo dichiarato della promozione della pace.

Conseguenze politiche e personali

La presa di posizione ha messo in luce una frattura interna al Partito Democratico milanese, con il rischio concreto che figure storiche del partito si sentano allontanate. Fiano, che è stato deputato per diverse legislature e che ha promosso la nota Legge Fiano contro la propaganda fascista, ha fatto leva sulla propria storia personale e politica per spiegare il dolore provato di fronte a questa scelta. Ha anche ricordato episodi recenti di contestazione, come le tensioni a Ca’ Foscari, come segnali della difficoltà a mantenere un confronto civile su temi così sensibili.

Reazioni e possibili scenari

Tra le reazioni si è parlato di una necessità di correzione di linea all’interno del Pd locale; Fiano ha affermato che, in questo momento, è più importante guardare alle idee che alle persone e ha evocato la figura di Silvia Salis come possibile elemento di ricomposizione. L’ipotesi di un abbandono del partito da parte dell’ex parlamentare è stata evocata come conseguenza estrema, ma al momento Fiano ha ribadito la volontà di restare e di chiedere una revisione della linea politica.

In sintesi, il caso mette in evidenza il dilemma tra scelte simboliche e strategie di dialogo: per Fiano la sospensione del gemellaggio con Tel Aviv è un gesto che rischia di alimentare divisioni e ridurre lo spazio per il confronto. Il suo appello finale è rivolto alla pratica politica del Partito Democratico: privilegiare il dialogo, mantenere coerenza e lavorare su proposte concrete piuttosto che su rotture simboliche che possono allontanare interlocutori utili al processo di pace.