Un caso giudiziario di grande risonanza sta mettendo sotto pressione la monarchia norvegese: il processo al figlio della principessa Mette-Marit, coinvolto in gravi accuse penali, rappresenta non solo una delicata vicenda legale, ma anche una crisi d’immagine per la famiglia reale.
Accuse, testimonianze e sviluppi del processo per il figlio della principessa di Norvegia
L’inchiesta ha avuto origine nell’agosto 2024, quando Høiby è stato arrestato inizialmente per un’aggressione. Successivamente, l’analisi dei suoi dispositivi elettronici avrebbe portato alla scoperta di materiali compromettenti che hanno ampliato notevolmente il quadro accusatorio. Durante il processo, durato sette settimane, l’accusa ha delineato episodi particolarmente gravi, tra cui presunti stupri avvenuti in diverse occasioni tra il 2018 e il 2024, ai danni di donne che — secondo i magistrati — non erano in grado di opporsi perché “o addormentate o sotto l’effetto di qualche sostanza“.
Le testimonianze raccolte, comprese quelle dell’ex compagna Nora Haukland, descrivono comportamenti violenti e intimidatori. Il pubblico ministero Sturla Henriksbø, nella sua requisitoria finale, ha sottolineato la portata devastante dei reati contestati affermando: “Lo stupro può lasciare cicatrici indelebili e distruggere vite“e “Questo può essere qualcosa che la vittima si porterà dentro per tutta la vita“.
Il figlio della principessa ereditaria rischia 7 anni di carcere: le gravi accuse di stupro e traffico di droga
La procura di Oslo ha avanzato la richiesta di una condanna a sette anni e sette mesi di carcere per Marius Borg Høiby, figlio della principessa ereditaria Mette-Marit e dell’imprenditore Morten Borg, nato da una precedente relazione. Pur non essendo formalmente membro della famiglia reale, il suo legame con il principe ereditario Haakon lo rende una figura pubblica, e la vicenda ha avuto un forte impatto sull’immagine della monarchia norvegese, aggravato anche dal suo nome comparso nei cosiddetti “file Epstein”.
Il ventinovenne deve rispondere a decine di imputazioni — tra 38 e 40 capi d’accusa — per un totale teorico di pena che potrebbe arrivare fino a 16 anni di reclusione. Tra i reati contestati figurano violenze sessuali, maltrattamenti nei confronti di un’ex compagna, aggressioni, minacce di morte, infrazioni stradali e il trasporto di 3,5 chili di marijuana. Høiby ha ammesso alcune responsabilità minori, ma continua a respingere con decisione le accuse più gravi, in particolare quelle di stupro, sostenendo: “Non ho mai fatto sesso con persone incoscienti”.
Ora, conclusa la fase dell’accusa, si attende la discussione finale della difesa e, dopo una probabile lunga camera di consiglio, il verdetto dei giudici, che potrebbe arrivare solo tra diverse settimane o mesi.