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Gerusalemme accoglie l’ambasciata colombiana, un segnale di rottura

Gerusalemme accoglie l’ambasciata colombiana, un segnale di rottura

Colombia trasferisce l’ambasciata a Gerusalemme, segnando una svolta diplomatica contro il precedente taglio con Israele.

Il 2024 ha visto l’ingresso in carica di Abelardo de la Espriella, nuovo presidente della Colombia, giurato ad agosto. Una delle sue prime iniziative è stata la riapertura dell’ambasciata colombiana nella capitale israeliana, ma non a Tel Aviv: il consolato è stato fissato a Gerusalemme, una decisione che ha immediatamente attirato l’attenzione della comunità internazionale.

La cerimonia d’inaugurazione, tenutasi a Gerusalemme, ha segnato il passaggio di Colombia nella cerchia ristretta dei paesi che riconoscono la sovranità israeliana sulla città contesa, diventando il decimo Stato a stabilire la propria sede diplomatica nella parte orientale della città. Il passo rappresenta una rottura netta rispetto alla politica del predecessore Gustavo Petro, che nel 2024 aveva interrotto i rapporti con Israele a causa della guerra a Gaza.

Il nuovo assetto diplomatico di Colombia sotto Abelardo de la Espriella

Il ministro degli Esteri colombiano, Omar Bula Escobar, ha dichiarato che le relazioni con Israele “non sarebbero mai dovute essere interrotte” e ha definito l’apertura dell’ambasciata un “passo concreto verso la ricostruzione dei rapporti diplomatici”. Durante il discorso, ha sottolineato che Israele è un partner strategico da sempre, aggiungendo che ora la collaborazione sarà “ancora più forte”.

Contestualmente, è stato ripristinato il free trade agreement tra i due Paesi, precedentemente cancellato da Petro. L’accordo commerciale aveva rappresentato una delle colonne portanti delle relazioni bilaterali, e la sua riattivazione è stata vista come un chiaro segnale di allineamento economico e politico con Tel Aviv.

Il percorso dalla rottura al ripristino delle relazioni

La decisione di Petro di recedere dal collegamento con Israele era avvenuta nel 2024, in risposta alle crescenti pressioni internazionali legate al conflitto in Gaza, dove oltre 74.000 vittime sono state registrate in tre anni di ostilità. L’azione di de la Espriella,

Il gesto di spostare l’ambasciata è stato accompagnato da una visita di alto profilo: l’ambasciatrice Tania Gilinski ha affermato che Israele è sempre stato un “partner strategico” e che la nuova sede a Gerusalemme rappresenta “una determinazione ancora più forte” nella cooperazione bilaterale.

Reazioni internazionali: appoggio israeliano e condanne palestinesi e giordane

Israele ha accolto la mossa con entusiasmo. Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar, ha definito la data “importante per lo Stato di Israele e per la città di Gerusalemme” durante la firma del libro ospiti dell’ambasciata. Il suo discorso ha evidenziato il valore simbolico dell’evento per la politica di riconoscimento della capitale.

Condanna dell’Autorità Palestinese

L’Autorità Palestinese ha subito definito la decisione di Bogotà “una violazione delle risoluzioni internazionali che sanciscono lo status legale della città santa”. Il suo comunicato ha sottolineato che la scelta indebolisce il consenso internazionale riguardo a Gerusalemme, considerata capitale di uno futuro Stato palestinese.

Critica da parte di Giordania

Il Ministero degli Affari Esteri giordano ha espresso una posizione analoga, definendo il trasferimento “una violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni pertinenti”. La Giordania, custode di importanti luoghi sacri, ha ribadito la necessità di mantenere uno status quo diplomatico finché non si raggiungerà una soluzione negoziata.

Il contesto storico risale al 2018, quando il presidente statunitense Donald Trump trasferì l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, scatenando proteste palestinesi e condanne internazionali. Da allora, solo una manciata di paesi, in gran parte allineati agli Stati Uniti, hanno seguito l’esempio: Fiji, Guatemala, Honduras, Papua Nuova Guinea, Paraguay, Nauru, oltre a entità non riconosciute come Kosovo e Somaliland.

La scelta di de la Espriella di ricostruire i ponti con Israele, ripristinando sia l’ambasciata che gli accordi commerciali, ha prodotto una risposta positiva da parte di Tel Aviv ma ha inevitabilmente intensificato le critiche da parte delle autorità palestinesi e dei loro sostenitori regionali.

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