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Meloni coglie giugno, Tajani ribadisce unità di Forza Italia

Meloni coglie giugno, Tajani ribadisce unità di Forza Italia

Tajani protegge l’unità di FI, Meloni gioca sulle date e il Parlamento approva la riforma elettorale con risultati contrastanti.

Il dibattito interno al centrodestra italiano si è intensificato nelle ultime settimane: da un lato il segretario di Forza Italia ribadisce la coesione del partito, dall’altro la premier Giorgia Meloni sembra orientarsi verso una data elettorale più anticipata, mentre la Camera ha appena concluso la votazione sulla nuova legge elettorale.

Tajani ribadisce l’unione di Forza Italia

Nel pomeriggio di una riunione a Transatlantico alla Camera Antonio Tajani ha risposto ai giornalisti con un messaggio chiaro: il partito resta unito e il segretario continua a essere il garante della linea politica. “Per cambiare la linea politica serve un congresso o una consultazione” ha dichiarato, sottolineando che tali decisioni sono “una cosa normalissima”.

La sua risposta è stata percepita come un tentativo di stabilizzare il discorso interno dopo le recenti discussioni sulla data del voto.

Meloni e le varie ipotesi di calendario elettorale

Dalle sedi di Ascoli e via della Scrofa, la premier ha mostrato una certa reticenza a parlare apertamente di quando tenere le elezioni.

“Non seguo questi dibattiti sulla data del voto, che trovo surreali. Manca un anno. Lascio ad altri la questione” ha commentato, lasciando spazio ai suoi alleati di valutare le opzioni. Nelle ultime ore, tuttavia, è emersa la possibilità di un voto in giugno con le date del 6 o del 20 come scenari più discussi. Anche Elly Schlein del Pd, con il suo consigliere Igor Taruffi, non sembra opporsi a una corsa verso l’estate, a condizione che le primarie non vengano anticipate.

Le proposte di Fratelli d’Italia e della Lega

Giovanni Donzelli, figura di spicco del “Melonellum”, ha scherzato sul fatto che il 28 novembre sia il suo compleanno, insinuando una possibile data di voto autunnale. Nel frattempo, Francesco Filini, responsabile del programma di Fratelli d’Italia ha indicato che giugno è un’eventualità ma che ottobre resta un’alternativa valida, soprattutto per la legge di Bilancio. Matteo Salvini e la Lega, al pari di Tajani, preferiscono una data più tardiva, puntando a novembre per consolidare le dinamiche interne.

La Camera approva la nuova legge elettorale

Il dibattito è proseguito in aula, dove la votazione di fiducia sull’articolo 2 della legge elettorale ha chiuso con 227 sì149 no e 3 astenuti. Antonio Tajani, a margine del voto, ha dichiarato: “Siamo compatti” e ha aggiunto che il governo intende arrivare a fine legislatura. Il ministro degli Esteri, inoltre, ha confermato che il centrodestra resta “assolutamente sì” al progetto, definito da alcuni critici come il “Melonellum”.

Le critiche della opposizione

Il Partito Democratico, rappresentato da Simona Bonafè, ha definito la riforma una “carta straccia delle battaglie delle donne”, sostenendo che la governabilità non può diventare un pretesto. Chiara Braga, capogruppo del Pd, ha definito la legge uno schiaffo al Parlamento e ha denunciato il “tradimento delle donne” per la scarsa rappresentanza femminile. Anche l’Avs e Azione hanno espresso contrarietà, temendo che la riforma non migliori la fiducia dei cittadini nella politica.

Impatti sulle primarie e sulla strategia elettorale

Le discussioni sulla data del voto hanno inevitabilmente ripercussioni sul calendario delle primarie. Un’eventuale elezione a giugno consentirebbe di tenere le primarie tra gennaio e febbraio dell’anno successivo, evitando pressioni da parte di alleati come il ex premier Conte. Al contempo, il Consiglio di Stato dovrà esaminare la costituzionalità della nuova legge, una fase che potrebbe influenzare ulteriormente i tempi di voto.

Prospettive per la campagna elettorale

Con la legge elettorale ormai in vigore, il centrodestra si concentra ora sulla definizione di una strategia di comunicazione che sfrutti la possibile anticipazione di giugno. L’obiettivo è mantenere la coesione interna, garantire un premio di maggioranza al superamento del 42 % di voto e limitare i vantaggi delle opposizioni locali, soprattutto nelle amministrative in primavera. La prossima settimana dovranno emergere i dettagli dei ricorsi alla Consulta, che potrebbero rimodellare ulteriormente il panorama politico.

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