L’assenza della premier Giorgia Meloni al vertice Europa-Balcani in Montenegro ha acceso il dibattito politico e diplomatico.
Giorgia Meloni diserta il vertice Europa-Balcani: la spiegazione
La presidente del Consiglio avrebbe dovuto partecipare all’incontro dedicato all’allargamento dell’Unione Europea ai Paesi balcanici e alla Moldavia, ma alla fine non è riuscita a raggiungere la località di Tivat in tempo per i lavori.
Da Palazzo Chigi la spiegazione è legata esclusivamente a motivi organizzativi e a una giornata particolarmente intensa. In mattinata Meloni era infatti impegnata a Reggio Calabria per le celebrazioni dell’anniversario dell’Arma dei Carabinieri. Tra parate, dimostrazioni operative e appuntamenti istituzionali, il programma si è protratto più del previsto, rendendo impossibile il successivo trasferimento in Montenegro.
Secondo quanto emerso, la premier avrebbe personalmente informato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e il presidente montenegrino Jakov Milatović dell’impossibilità di partecipare, manifestando il proprio rammarico per l’assenza.
Giorgia Meloni diserta il vertice Europa-Balcani: lo stupore degli alleati e il nodo Ucraina
La mancata presenza italiana ha suscitato sorpresa tra gli osservatori internazionali, soprattutto considerando il ruolo tradizionalmente svolto dall’Italia nei rapporti con i Balcani occidentali. Per Giorgia Meloni, l’integrazione europea dell’area è stata spesso definita una tappa fondamentale per la stabilità e la riunificazione del continente.
Sul vertice, però, ha pesato anche il tema della guerra in Ucraina. A Tivat erano presenti leader come Emmanuel Macron e Friedrich Merz, protagonisti del rafforzamento dell’asse franco-tedesco sul dossier ucraino.
L’Italia continua a sostenere Kiev ma mantiene una posizione più prudente rispetto ad alcune proposte avanzate da altri partner europei, in particolare sull’eventuale invio di truppe internazionali una volta concluso il conflitto. Una differenza di vedute che contribuisce ad alimentare il dibattito sul ruolo di Roma nei principali tavoli diplomatici europei. Intanto le opposizioni hanno colto l’occasione per criticare la premier, sostenendo che abbia dato priorità agli impegni nazionali rispetto a un appuntamento considerato strategico per la politica estera italiana. Palazzo Chigi, invece, ribadisce che si è trattato soltanto di un problema di tempistiche e non di una scelta politica. Resta però il fatto che la sedia italiana è rimasta vuota in uno dei vertici più importanti per il futuro dei Balcani e dei rapporti con l’Unione Europea.
