La recente decisione del governo italiano di partecipare al vertice di Washington sulla presunta rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra ha acceso un vivace dibattito politico. La scelta di inviare un sottosegretario invece di un ministro, su impulso di Giorgia Meloni ha suscitato critiche dalle opposizioni, che vedono in questa mossa un segnale di subalternità verso gli Stati Uniti.
Il convegno, organizzato dal senatore Marco Rubio si concentra sugli Antifa definiti da Donald Trump come un’organizzazione terroristica interna. Una definizione che non trova riscontro in Europa, dove tali movimenti non sono considerati tali. La partecipazione italiana, rappresentata dal sottosegretario alla Lega Nicola Molteni ha sollevato interrogativi sulle reali intenzioni del governo.
Le critiche delle opposizioni
Le opposizioni non hanno tardato a reagire. L’ex ministro dem agli Affari europei Enzo Amendola ha definito la missione indecorosa mentre la senatrice del M5S Alessandra Maiorino ha accusato Meloni di un tentativo disperato di rientrare nelle grazie di Trump, anche a costo di sposare un modello fascistoide.
Il partito +Europa attraverso il suo rappresentante Riccardo Magi ha invocato una retromarcia del governo, suggerendo che il vero pericolo eversivo per le democrazie liberali sia l’involuzione illiberale degli Stati Uniti di Trump. Anche i leader di AvsAngelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno richiesto un’interrogazione parlamentare per fare luce sulle presunte richieste giunte a giugno dall’amministrazione Usa su gruppi e associazioni della sinistra italiana.
Il delicato rapporto tra Meloni e Trump
Il rapporto tra Giorgia Meloni e Donald Trump è stato ulteriormente complicato dall’ultimo caso dell’ordinanza restrittiva sbandierata a favore di social dal tycoon. Un meme pubblicato su Truth il social network di Trump, ritrae lui e Meloni con la didascalia necessario un ordine restrittivo alimentando ulteriormente le tensioni.
Le critiche di Trump non sono nuove. Durante il G7 francese di Evian il presidente statunitense aveva descritto Meloni come una leader in cerca affannosa di visibilità, dichiarando: Mi ha implorato, mi ha fatto pena.. A queste parole, Meloni aveva risposto con un video sui social: Io e l’Italia non imploriamo.
Nonostante le tensioni, il governo italiano ha scelto di mantenere un profilo basso, evitando di replicare colpo su colpo alle uscite di Trump. Tuttavia, le critiche delle opposizioni continuano a battere su questo tasto, descrivendo Meloni come sempre pronta a rispondere signorsì all’inquilino della Casa Bianca.
Il vertice NATO e le spese per la difesa
Alla vigilia del summit NATO di Ankara Trump si appresta a richiamare all’ordine i partner europei sul fronte delle spese per la difesa. Meloni porterà ad Ankara l’impegno a un incremento delle spese militari dello 0,55% del PIL. Fonti italiane precisano che il dato complessivo presentato al tavolo sarà pari al 2,8% del PIL, di cui il 2,09% derivante dalle spese core per la difesa e lo 0,71% da investimenti nel nuovo perimetro della sicurezza.
Nonostante il silenzio ufficiale del governo italiano, alcune reazioni sono comunque arrivate da diversi esponenti dell’esecutivo. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ribadito la priorità della linea atlantista, mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha sottolineato l’incrollabilità dei rapporti con gli Stati Uniti. Il vicepremier Matteo Salvini invece, ha scelto di non commentare ulteriormente le sortite di Trump.
