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giséle pelicot, il libro e la testimonianza che ha scosso la francia

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dalle prime immagini del caso alla decisione di raccontare tutto in un libro: la testimonianza di gisèle pelicot, la scelta del processo a porte aperte e il percorso verso la riconquista della propria identità

Gisèle Pelicot e il nuovo libro

Gisèle Pelicot è diventata il volto di un caso giudiziario seguito fuori dai confini nazionali. Nelle pagine del libro, scritto insieme alla giornalista Judith Perrignon, ripercorre i traumi subiti, il clamore del processo e il lento riemergere di una quotidianità possibile. La sua prima intervista a un media americano è uscita il 13/02/2026; alcune anticipazioni delle memorie sono state rilanciate da testate francesi e italiane, suscitando subito grande attenzione.

La scoperta degli abusi e l’avvio dell’inchiesta

Le rivelazioni che hanno dato il via all’inchiesta hanno un’origine quasi “accidentale”: un addetto alla sicurezza di un supermercato segnalò comportamenti sospetti durante un turno di sorveglianza. Secondo le ricostruzioni, l’uomo aveva filmato sotto gli abiti di clienti. La segnalazione portò alla perquisizione e all’analisi del computer personale dell’indagato. L’esame forense trovò numerosi file che documentavano violenze: quei materiali hanno fatto scattare approfondimenti giudiziari più ampi, sia a livello locale sia internazionale. Pelicot e chi l’ha ascoltata indicano proprio questo momento come il punto di svolta che ha reso possibile raccogliere prove decisive.

Il ruolo delle indagini

Le forze dell’ordine operarono con attenzione e determinazione: grazie a verifiche meticolose sono emerse tracce che fino ad allora erano rimaste nascoste. Tra gli investigatori, il vicebrigadiere Laurent Perret viene ricordato per la delicatezza con cui ha comunicato le informazioni a Pelicot e per la scelta di scandagliare a fondo i file trovati sul computer. Secondo le dichiarazioni rese, senza quell’approfondimento molte prove non sarebbero mai venute alla luce. Le indagini continuarono con ulteriori accertamenti sui materiali recuperati, considerati cruciali per il prosieguo dell’inchiesta.

Il processo: pubblicità dell’udienza e conseguenze

Di fronte all’opzione di celebrare il processo a porte chiuse, le parti scelsero la trasparenza: Gisèle Pelicot optò per la pubblicità dell’udienza. La decisione nacque dal desiderio che la verità emergesse alla luce del giorno e dal rifiuto di nascondersi, in particolare data la sua età e la volontà di non essere emarginata dal giudizio pubblico. Il libro, la cui uscita è prevista per il 19 febbraio, approfondisce il peso dello sguardo altrui: per Pelicot la vergogna imposta dalla società si combatte anche con la visibilità delle procedure e il confronto aperto durante il dibattimento.

Umiliazioni e attacchi durante il processo

Il percorso in aula non è stato privo di ostacoli. La testimonianza di Pelicot fu spesso messa in discussione: si sollevarono critiche sull’abbigliamento, insinuazioni sul presunto esibizionismo e perfino accuse di complicità volte a minarne la credibilità. Nel libro l’autrice racconta come queste reazioni non fossero solo attacchi personali, ma strumenti funzionali a delegittimare le vittime. Scrivere è diventato, per lei, un modo per riprendere in mano la narrazione della propria vita e per resistere a dinamiche che scoraggiano la partecipazione delle vittime e distorcono la percezione pubblica dei fatti.

La dimensione personale: famiglia e identità

La vicenda investe anche la sfera privata, in particolare i rapporti con i figli. Le relazioni familiari appaiono variegate: alcuni legami restano stretti, altri portano i segni delle tensioni e delle difficoltà materiali ed emotive emerse durante le indagini. La scelta di conservare il cognome Pelicot viene spiegata come un gesto affettivo e simbolico, pensato a protezione della memoria familiare e dei nipoti, nonostante l’ombra del passato. Queste dinamiche contribuiscono a complicare le ricadute pubbliche del caso: la gestione della responsabilità e della memoria familiare influenza tanto la partecipazione delle vittime quanto l’opinione pubblica. Le indagini proseguono e la vicenda continua a lasciare tracce nei rapporti privati e nella sfera collettiva.

Il confronto con l’ex marito

Il rapporto con l’ex coniuge è raccontato con un distacco chiaro: Pelicot usa il freddo “signor Pelicot” per segnare la frattura emotiva. Pur essendo il condannato in carcere, lei dichiara la volontà di incontrarlo per ottenere risposte dirette su questioni legate alla famiglia. Con le memorie, le testimonianze pubbliche e le interviste nel 2026, Gisèle Pelicot prova a trasformare il racconto della violenza in un percorso di recupero. Presenta il libro come un inno alla vita piuttosto che un atto di vendetta o uno sfruttamento mediatico: la proposta di scrivere è venuta da altri, ma l’intenzione di Pelicot è offrire sostegno a chi si riconosce in esperienze simili.

Questioni più ampie

Il caso solleva temi che vanno oltre la vicenda personale: responsabilità collettiva, percezione delle persone designate come vittime nei procedimenti, e reazioni sociali alle rivelazioni di abusi. Pelicot rifiuta di essere definita soltanto dal ruolo subito e chiede che il suo percorso venga riconosciuto anche per la capacità di ricostruire la propria vita e di raccontare le ingiustizie con fermezza. Il dibattito pubblico resta aperto sui meccanismi di tutela e sui criteri processuali, con possibili ripercussioni nelle politiche di assistenza alle persone coinvolte.