L’acqua del rubinetto rappresenta una delle risorse più strategiche per la salute pubblica e la tutela ambientale nell’Unione Europea. Per questo motivo Bruxelles ha progressivamente rafforzato la normativa di settore, imponendo standard più rigorosi e controlli più estesi lungo tutta la filiera idrica. In questo contesto si inserisce la recente procedura d’infrazione avviata contro l’Italia e il governo guidato da Giorgia Meloni, legata al recepimento incompleto della direttiva aggiornata sull’acqua potabile, che punta a garantire livelli più elevati di sicurezza e qualità per tutti i cittadini europei.
Il governo Meloni nel mirino della Commissione UE: sotto esame la qualità dell’acqua del rubinetto
L’Italia si trova nuovamente coinvolta in un contenzioso con l’Unione Europea in materia di tutela delle risorse idriche. Come riportato da Sky Tg24, la Commissione Europea avrebbe ufficializzato l’apertura di una procedura d’infrazione nei confronti del Paese, a seguito del recepimento ritenuto incompleto e non pienamente conforme della direttiva europea sull’acqua potabile, aggiornata nel 2020.
Si tratterebbe di un provvedimento formale che impone all’Italia di rispondere entro due mesi, chiarendo le misure adottate e correggendo le carenze rilevate, pena l’avanzamento dell’iter verso sanzioni economiche anche rilevanti.
La direttiva rappresenterebbe un aggiornamento sostanziale della normativa del 1998 e si inserisce nel più ampio quadro della Strategia europea per la resilienza idrica.
L’obiettivo è innalzare gli standard qualitativi dell’acqua destinata al consumo umano, includendo anche nuovi fattori di rischio ambientale. Come sottolineato dalla Commissione, “la piena implementazione degli standard UE sulla qualità dell’acqua è essenziale per proteggere la salute umana e l’ambiente“. Gli Stati membri erano obbligati a recepire le disposizioni entro il 12 gennaio 2023, ma per Bruxelles l’Italia ha sì recepito formalmente la norma, senza però garantirne una piena e corretta applicazione.
Come riportato da EuNews, tra le criticità evidenziate figurerebbero l’insufficienza dei sistemi di monitoraggio per gli inquinanti emergenti, come microplastiche e interferenti endocrini, e una gestione ancora incompleta dei rischi legati ai metaboliti dei pesticidi. La Commissione contesta inoltre la mancanza di valori guida specifici e di strumenti tecnici uniformi per il controllo di tali sostanze, considerate sempre più rilevanti per la sicurezza sanitaria. A ciò si aggiunge una valutazione dei rischi giudicata insufficiente nei sistemi idrici interni agli edifici, uno degli aspetti innovativi introdotti dalla direttiva e pensato per intercettare contaminazioni che possono verificarsi dopo il contatore.
Tutela sociale, deroghe e possibili sanzioni: le criticità italiane nella gestione della direttiva UE sull’acqua potabile
Un ulteriore punto critico riguarderebbe la dimensione sociale della gestione dell’acqua potabile. L’esecutivo di Bruxelles segnala infatti che l’Italia non avrebbe predisposto misure adeguate per garantire informazione e tutela alle categorie più vulnerabili, in contrasto con l’impostazione europea che punta a un accesso equo e consapevole alla risorsa idrica. L’assenza di campagne informative strutturate e di strumenti di supporto per le fasce più fragili viene considerata una lacuna significativa rispetto agli obiettivi di inclusione e salute pubblica.
La Commissione evidenzierebbe anche un uso eccessivamente ampio delle deroghe previste dalla normativa, che dovrebbero essere eccezionali e limitate nel tempo. Secondo Bruxelles, invece, tali strumenti verrebbero utilizzati in modo ricorrente, rallentando l’adeguamento agli standard comuni e creando disomogeneità tra gli Stati membri. La nuova procedura si aggiungerebbe a una precedente contestazione risalente a gennaio 2026, relativa alla gestione delle acque superficiali e sotterranee, segnalando una difficoltà strutturale nel coordinamento delle politiche idriche italiane con gli obiettivi del Green Deal europeo. Se le risposte del governo non saranno considerate soddisfacenti, il procedimento potrà proseguire con un parere motivato e, in ultima istanza, con il deferimento alla Corte di Giustizia dell’UE, con il rischio di sanzioni economiche consistenti a carico dello Stato.