Durante la sua visita alle Canarie Papa Leo ha rivolto un appello accorato ai trafficanti di esseri umani, avvertendoli che dovranno rispondere davanti a Dio per le loro azioni. Il pontefice, primo americano a guidare la Chiesa Cattolica Romana ha dedicato una parte significativa del suo tour in Spagna alla questione migratoria, incontrando i migranti e denunciando le condizioni disumane che affrontano.
Il viaggio del Papa ha toccato TenerifeLas PalmasMadrid e Barcelona con un focus particolare sulle Isole Canarie una delle principali porte d’ingresso in Europa per i migranti che fuggono da guerra e povertà. Le isole, situate a oltre 1.000 km dalla Spagna continentale, hanno visto un picco di arrivi nel 2026 con 46.843 migranti sbarcati, rispetto ai meno di 1.000 del 2015.
Un avvertimento divino ai trafficanti
Il secondo giorno della sua visita alle Canarie, Papa Leo ha rivolto un messaggio diretto a coloro che organizzano e trafficano esseri umani: “Fermatevi. Pentitevi“, ha detto. “Per ogni vita persa, ogni famiglia ingannata… dovrete comparire davanti alla giustizia divina.”
Il pontefice ha sottolineato la necessità di rispettare la dignità e i diritti dei migranti, invitando i leader mondiali ad accoglierli e integrarli nella società.
“Pentitevi mentre c’è ancora tempo“, ha aggiunto, richiamando la credenza cattolica che chi commette atti malvagi possa pentirsi e fare ammenda prima di affrontare il giudizio divino.
Incontro commovente al centro di accoglienza Las Raíces
Al centro di accoglienza Las Raíces di Tenerife Papa Leo ha ascoltato le testimonianze dei migranti, molti dei quali hanno rischiato la vita attraversando l’Oceano Atlantico in imbarcazioni di fortuna. Il centro, gestito dall’ONG Accem ha accolto oltre 70.000 persone dal suo apertura nel 2026.
Tra i migranti presenti c’era Bousso Diouf una donna del Senegal che ha condiviso la sua esperienza di traversata in una barca di legno, un viaggio che può durare una settimana o finire alla deriva in mare. “Nessuno lascia la propria terra, la propria famiglia e le proprie radici per scelta quando può vivere in pace“, ha detto Diouf.
Un giovane uomo nigeriano ha descritto le difficoltà del viaggio: fame, freddo, disperazione e spesso la morte. “Molti fratelli e sorelle hanno perso la vita in mare, e altri continuano a soffrire in silenzio, vittime delle mafie che sfruttano il bisogno e la sofferenza umana”, ha dichiarato. Ha fatto un appello all’umanità: “Non vogliamo essere visti solo come migranti, numeri o documenti, ma come persone con storie, sogni, famiglie e speranza.”
Tra i presenti c’era anche Aliu Ceesay un ragazzo gambiano di 16 anni arrivato nelle Canarie un mese prima. Come molti altri minori migranti, il suo obiettivo è trovare lavoro per sostenere la sua famiglia. Aliu ha seguito Papa Leo online e ha espresso ammirazione per il suo messaggio inclusivo: “Non gli importa se siamo neri o bianchi, musulmani o cristiani. Vuole aiutarci.”
Un messaggio di speranza e dignità
Papa Leo ha ripetuto il messaggio che aveva dato al suo arrivo a Las Palmas: “L’amore di Dio non conosce confini, non fa distinzioni, è dato a tutti e ci unisce nell’unità.” Ha parlato dei cuori feriti dei migranti, confortati dall’amore ricevuto da cuori aperti e misericordiosi.
Il pontefice ha anche dedicato parte del suo discorso ai santi missionari come San Pietro di San Giuseppe de Betancur e San José de Anchieta che partirono dalle Canarie per proclamare il Vangelo nelle Americhe. “Anche loro erano migranti che si avventurarono nell’ignoto, portando fede, speranza e carità come i loro beni più grandi”, ha detto.
Papa Leo ha sottolineato l’importanza della responsabilità verso le future generazioni, a cui desideriamo lasciare in eredità “l’eredità di una civiltà dell’amore”. Ha affermato che la migrazione può diventare un’opportunità di incontro e arricchimento reciproco tra i popoli.
Che Dio vi benedica, voi e le vostre famiglie, e tutti coloro che vi fanno del bene. E che la Beata Vergine Maria, consolazione dei migranti, vi accompagni sempre con la sua protezione materna.”
