Iran e Stati Uniti hanno rilanciato nelle ultime ore i negoziati per un memorandum d’intesa tra Teheran e Washington, con contatti in Iran e attraverso i mediatori di Pakistan e Qatar. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha parlato di nuove richieste americane, raffreddando le ipotesi di una firma immediata avanzate da Washington. Ultimo aggiornamento: 13 giugno 2026.
La trattativa è rilevante per la sicurezza regionale e per la riapertura dello Stretto di Hormuz cruciale per il traffico energetico globale. Un’intesa inciderebbe anche sul fronte libanese e sulle dinamiche tra Iran, Israele e attori del Golfo, con risvolti su sanzioni flussi finanziari e capacità militari nell’area.
Dichiarazioni ufficiali e posizioni a confronto
Il presidente Donald Trump ha parlato di accordo «imminente» e di possibile firma nel fine settimana, aggiungendo che Hormuz riaprirebbe subito dopo. Teheran ha replicato con prudenza: Baghaei ha spiegato che l’Iran è cauto nel commentare le tempistiche per via di esitazioni e mosse americane che hanno complicato il percorso, con richieste aggiuntive arrivate nella fase finale.
Il vicepresidente JD Vance ha precisato che «gli iraniani non ricevono contanti» e che non vi sarà sblocco di fondi solo per firmare o partecipare a un incontro. In parallelo, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ribadito che il testo è prossimo ma ha invitato a evitare speculazioni sul contenuto, mentre Teheran ha segnalato che attacchi attribuiti agli Stati Uniti nella notte precedente hanno accresciuto i sospetti sulle reali intenzioni americane.
Hormuz, tariffe e sovranità congiunta Iran-Oman
Araghchi ha chiarito che la gestione dello Stretto di Hormuz «non tornerà al sistema precedente alla guerra». Saranno applicate tariffe per i servizi nello stretto, che non saranno più gratuiti, e la sovranità resta in capo a Iran e Oman. L’eventuale riapertura piena, evocata da Washington, sarebbe
Il nodo marittimo resta centrale per armatori e mercati energetici: la combinazione tra garanzie di sicurezza, definizione delle regole di transito e tariffe per i servizi determinerà tempi e modalità della normalizzazione. Teheran insiste su un modello che riconosca la propria giurisdizione mentre Washington punta a immediati benefici operativi post-firma.
Mediazioni e dossier finanziari: Pakistan, Qatar ed Emirati
Il premier pakistano Shehbaz Sharif ha definito la pace «mai così vicina», legando la spinta negoziale al memorandum di Islamabad. La delegazione del Qatar ha discusso a Teheran i punti ancora critici, con Iran che afferma di avere accettato gran parte della bozza mentre gli Stati Uniti avrebbero variato più volte posizione. La Svizzera si è detta pronta a ospitare la firma a Berna e lavora in coordinamento con le parti.
Sul versante economico, gli Emirati Arabi Uniti hanno accettato di sbloccare fino a 10 miliardi di dollari per l’Iran, con oltre 3 miliardi già trasferiti, mossa che coincide con la fase finale dei colloqui. Teheran presenta questo capitolo come parte della de-escalation mentre Washington precisa che non si tratta di pagamenti «per la firma» dell’accordo. Restano in definizione i meccanismi e le condizioni di utilizzo dei fondi.
Teatro regionale: Libano meridionale e ruolo di Israele
Araghchi ha indicato nel ritiro israeliano dalle aree occupate nel sud del Libano uno dei parametri per «porre fine alla guerra» legata al pacchetto negoziale. Ha sostenuto che l’Iran si trova in una posizione di vantaggio sul terreno e che questa è la finestra utile per chiudere il dossier, collegando il fronte libanese alla più ampia architettura dell’intesa.
Da Israele il ministro della Difesa Israel Katz ha affermato che lo Stato ebraico manterrà la libertà di agire per impedire all’Iran di ottenere armi nucleari. Il premier Benjamin Netanyahu ha apprezzato l’impegno americano ma ha ricordato che Israele non è parte dell’intesa, mentre fonti governative si sono dette sorprese dall’annuncio statunitense sulla cancellazione di attacchi pianificati. Il quadro resta fluido e senza firma definitiva.
