Le indagini sul caso di Pietracatella, relativo alla morte di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi per sospetto avvelenamento da ricina, proseguono tra nuovi sviluppi investigativi e possibili criticità nelle testimonianze raccolte. Gli inquirenti stanno infatti analizzando sia le dichiarazioni dei testimoni sia i dati estratti dai dispositivi elettronici sequestrati, alla ricerca di riscontri utili a chiarire il contesto della tragedia e l’eventuale presenza di incongruenze.
Avvelenate con la ricina: analisi dei dispositivi e nuovi sviluppi investigativi
Parallelamente, l’inchiesta sta entrando in una fase più tecnica grazie all’analisi del materiale informatico sequestrato durante le perquisizioni effettuate nell’abitazione della famiglia. Dagli smartphone e dagli altri dispositivi digitali esaminati stanno emergendo le prime informazioni utili, trasmesse in Questura a Campobasso dopo le attività della Polizia scientifica.
Le conversazioni recuperate sembrerebbero confermare l’esistenza di attriti familiari già in passato.
Le operazioni, tuttavia, sono ancora in una fase iniziale e richiederanno ulteriori approfondimenti. L’analisi proseguirà nelle prossime settimane su un ampio insieme di dispositivi, inclusi telefoni, tablet, computer e altri supporti sequestrati, con l’obiettivo di raccogliere elementi decisivi per definire con maggiore precisione quanto accaduto e fare piena luce sulla vicenda.
Avvelenate con la ricina, denunciata l’amica di famiglia: cosa non torna dalle chat
Come riportato dal Corriere, una donna molto vicina alla famiglia Di Vita pare sia finita sotto inchiesta per favoreggiamento nell’ambito del caso di Pietracatella, dove a dicembre la giovane Sara Di Vita e la madre Antonella Di Ielsi sono decedute in circostanze riconducibili a un sospetto avvelenamento da ricina. La persona in questione sarebbe stata ascoltata più volte dagli investigatori in qualità di testimone, nel corso di tre interrogatori in Questura tra gennaio e i mesi successivi, durante i quali avrebbe sempre escluso la presenza di conflitti o criticità all’interno del nucleo familiare.
Le verifiche successive, sempre stando a quanto diffuso dal Corriere, avrebbero però evidenziato incongruenze rispetto a quanto dichiarato, facendo emergere che la donna fosse invece a conoscenza di tensioni pregresse, elemento che non avrebbe riferito agli inquirenti. Questo scarto tra le sue dichiarazioni e i riscontri raccolti avrebbero portato all’ipotesi di un suo possibile ruolo di ostacolo alle indagini. Nel frattempo, gli investigatori segnalano che anche altri testimoni avrebbero mostrato reticenza o fornito versioni poco dettagliate, rendendo più complessa la ricostruzione dei fatti.
