La scomparsa di Sarah e Alisya, due sorelle di 12 e 16 anni allontanatesi da una comunità educativa in Abruzzo, ha dato il via a una vasta mobilitazione tra forze dell’ordine e familiari. Mentre continuano le ricerche, emergono nuovi interrogativi sulle modalità dell’allontanamento e sulla possibile presenza di qualcuno che potrebbe averle aiutate.
La scomparsa di Sarah e Alisya: le ricerche proseguono tra nuovi interrogativi
Proseguono senza sosta le ricerche di Sarah e Alisya Di Giacinto, rispettivamente di 12 e 16 anni, scomparse nella notte tra sabato e domenica dalla comunità educativa protetta che le ospitava a Civitella Alfedena, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo. Le due sorelle, originarie della zona di Minturno, nel Lazio, vivevano nella struttura da circa due anni e, secondo le prime ricostruzioni, si sarebbero allontanate tra le 2 e le 5 del mattino del 7 giugno passando da una finestra danneggiata e priva di inferriate.
Le indagini stanno prendendo in considerazione diverse ipotesi. Il padre, Stefano Di Giacinto, ritiene improbabile che le ragazze abbiano deciso di lasciare autonomamente la struttura, soprattutto considerando il contesto isolato della zona montana, priva di collegamenti immediati e caratterizzata dalla presenza di boschi e fauna selvatica. “È impossibile che siano andate via da sole a piedi e in piena notte, in una zona come quella isolata tra le montagne dove non passano bus“.
Secondo la sua convinzione, qualcuno potrebbe averle aiutate ad allontanarsi: “Qualcuno le ha prese e deve essere qualcuno che conoscono“.
Anche Alessia Natali, presidente dell’associazione Penelope Abruzzo, che sostiene le famiglie delle persone scomparse, ha espresso dubbi sulla possibilità di un allontanamento spontaneo. “Si presume che la scelta sia stata pianificata. Non sappiamo ovviamente chi possa averle aiutate ad allontanarsi, ma sono certa che ci sia stato il supporto di terzi“, ha spiegato all’Ansa. Le ricerche si sono estese anche al basso Lazio, in particolare nelle zone di Minturno, Scauri e Fondi.
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Sorelline scomparse: le indagini sulla comunità e il ruolo della struttura protetta
Il caso ha acceso un dibattito sulle condizioni di sicurezza della comunità che ospitava le due minori. La struttura, secondo quanto emerso da Il Mattino, non avrebbe avuto a disposizione né di un sistema di allarme né di telecamere interne di sorveglianza. Anche le strade circostanti, immerse in un territorio montano poco abitato, non offrono particolari strumenti utili per ricostruire gli spostamenti delle minorenni.
Uno degli aspetti maggiormente discussi riguarda il momento in cui è stato dato l’allarme. Il personale della comunità, secondo le indiscrezioni riportate anche dal padre, pare abbia atteso alcune ore prima di informare le forze dell’ordine e i familiari, nella speranza che le ragazze potessero rientrare spontaneamente. Le autorità hanno avviato accertamenti approfonditi: i carabinieri avrebbero effettuato sopralluoghi nella struttura, ascoltato il personale e analizzato gli elementi disponibili, compresi i dispositivi elettronici presenti.
Sul caso indaga la Procura di Sulmona, guidata dal sostituto procuratore Stefano Iafolla, che avrebbe aperto un fascicolo per sottrazione di minori contro ignoti. È coinvolta anche la Procura presso il Tribunale per i Minorenni, chiamata a valutare eventuali responsabilità o il possibile coinvolgimento di altre persone.
La storia familiare delle sorelline scomparse e gli appelli per il ritrovamento
Dietro la scomparsa delle due sorelle c’è anche una storia familiare complessa. Sarah e Alisya erano state collocate in una comunità protetta dopo che, circa sette anni fa, i giudici avevano sospeso la responsabilità genitoriale di entrambi i genitori in seguito a una separazione difficile e a una situazione familiare seguita dai servizi sociali.
Nei primi giorni di maggio, però, il padre Stefano Di Giacinto aveva ottenuto nuovamente la possibilità di occuparsi delle figlie in via esclusiva. La decisione del tribunale aveva rappresentato un cambiamento importante nel percorso familiare delle ragazze, che comunque sarebbero dovute rimanere ancora per un periodo nella struttura prima del possibile ritorno a casa. L’ultimo contatto risalirebbe ai giorni precedenti alla fuga: Alisya avrebbe inviato alcuni messaggi vocali raccontando di essere stata dal dentista, senza mostrare particolari segnali di disagio. Anche Sarah, secondo quanto riferito, appariva serena.
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