La simulazione svolta dai carabinieri nel cimitero di Strozza si inserisce nell’ambito delle indagini sulla profanazione della tomba di Pamela Genini. L’obiettivo degli accertamenti è stato verificare, in termini concreti, come possa essere avvenuta l’estrazione e la ricollocazione del feretro, chiarendo se tali operazioni possano essere realizzabili anche da una sola persona senza l’ausilio di strumenti complessi.
Pamela Genini e il corpo profanato: la simulazione dei carabinieri al cimitero
Il 9 giugno i carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Bergamo, insieme alla sezione operativa della Compagnia di Zogno, hanno svolto una simulazione nel cimitero di Strozza per verificare le modalità con cui potrebbe essere stata compiuta la profanazione della tomba di Pamela Genini, 29enne originaria del paese e uccisa a Milano nel ottobre precedente dall’ex compagno.
L’attività, inserita nell’inchiesta della Procura di Bergamo per vilipendio di cadavere, si è concentrata in particolare sulla possibilità di estrarre e reinserire il feretro nel loculo, ricostruendo in modo fedele le condizioni originali della sepoltura avvenuta il 24 ottobre.
Per le prove sarebbe stata utilizzata una bara simile a quella della vittima, resa equivalente nel peso tramite zavorre fino a raggiungere una massa comparabile.
Come riportato dal Corriere, dopo diversi tentativi, sia con attrezzi specifici sia soltanto con la forza fisica, gli investigatori hanno constatato che l’estrazione e il riposizionamento del feretro risultano materialmente possibili anche per una sola persona, senza supporti meccanici.
Pamela Genini e il corpo profanato: esiti della prova e ricostruzione dell’incursione
Nel corso della simulazione sarebbero state effettuate più prove operative. Nel dettaglio, come riportato dal Corriere, con l’ausilio degli strumenti tipici delle operazioni cimiteriali, la bara è stata sollevata e movimentata con facilità, mentre nei test successivi due operatori — un addetto del cimitero e un carabiniere — sono riusciti a gestirla manualmente in pochi secondi: tra circa 9 e 18 secondi per le operazioni di spostamento in entrambe le direzioni. L’esperimento ha dimostrato che non è necessario estrarre completamente il feretro dal loculo: è sufficiente appoggiarlo parzialmente all’imboccatura, riducendo notevolmente lo sforzo richiesto.
Per la ricostruzione è stata impiegata una bara con caratteristiche analoghe e riempita con sabbia per simulare il peso reale. Gli investigatori hanno inoltre stimato che l’intera incursione, comprendendo la rimozione e il ripristino di lapidi, coperture e sigilli, oltre alla profanazione stessa, possa aver richiesto fino a quaranta minuti.
Le conclusioni della simulazione indicano dunque la concreta possibilità che l’azione sia stata compiuta anche da un singolo individuo con il solo impiego della forza fisica. Attualmente l’unico indagato sarebbe l’ex compagno della vittima, Francesco Dolci, mentre gli esiti delle prove saranno integrati con gli altri elementi dell’inchiesta per chiarire la dinamica complessiva dei fatti e individuare eventuali responsabilità.
