Il primo volo charter organizzato per l’emergenza in Medio Oriente è atterrato a Fiumicino con a bordo 127 italiani rimasti bloccati tra Oman ed Emirati Arabi. Il rientro, coordinato dalla Farnesina con la rete diplomatica nell’area, segna l’avvio delle operazioni di rimpatrio mentre restano alta la tensione e l’incertezza per migliaia di connazionali ancora presenti nella regione.
Rientro da Mascate: il primo volo charter atterrato a Fiumicino
È giunto a Roma il primo volo speciale organizzato per riportare in patria 127 italiani rimasti bloccati in Oman o trasferiti lì dagli Emirati Arabi. Il Boeing 737 di Oman Air, decollato da Mascate, ha toccato terra all’Aeroporto di Roma Fiumicino alle 21.26 di lunedì 2 marzo. I passeggeri sono stati accolti al Terminal 3, dove sono state predisposte le procedure di assistenza. Tra loro anche Gaia Saponaro, moglie del ministro della Difesa Guido Crosetto, che si trovava negli Emirati con i figli.
L’operazione è stata coordinata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in raccordo con le ambasciate italiane ad Abu Dhabi e Mascate. Come spiegato dal ministro Antonio Tajani, nella tarda serata precedente un gruppo di 98 connazionali era stato trasferito dagli Emirati verso l’Oman, passaggio indispensabile per consentire l’imbarco sul charter diretto in Italia. Il piano di rientro non si ferma qui: è previsto l’invio di funzionari, carabinieri, finanzieri ed esperti della Protezione civile a supporto delle sedi diplomatiche nell’area, su indicazione condivisa con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Restano numerosi gli italiani ancora presenti nel quadrante mediorientale, mentre prosegue l’organizzazione di ulteriori voli da Mascate e da Abu Dhabi, incluso un collegamento speciale per circa 200 studenti minorenni.
Guerra, atterrato a Fiumicino il primo volo charter con 127 italiani dall’Oman: le testimonianze choc
Dietro i numeri dell’evacuazione emergono racconti segnati dall’angoscia. “Sono sincera, la prima notte ho avuto paura di morire e ho chiamato la mia famiglia“, confida Ambra come riportato da Leggo, senese residente in Svizzera, che si trovava a Dubai per celebrare un avanzamento professionale quando la situazione è precipitata. “Sentivo le esplosioni, arrivavano continui messaggi di warning che ci invitavano a ripararci. Si sentivano i caccia alzarsi in volo“. Dopo aver ricevuto comunicazioni su possibili “traiettorie di rientro”, ha scelto di raggiungere l’Oman via terra insieme ad altri italiani: “Attraversare il deserto non è stato semplice. Quando abbiamo superato la frontiera siamo stati felicissimi“. Una volta a Mascate, il contatto con l’ambasciata si è rivelato decisivo: “Ci hanno detto di raggiungere l’aeroporto di Mascate. L’ambasciatore ci ha aspettati, ci ha rassicurati. Ci hanno fatto salire su un charter che non era nemmeno previsto. In aeroporto ci hanno detto: montate subito, si parte tra un’ora“.
Il clima resta carico di incertezza anche per chi è ancora negli Emirati, come riportato dall’Ansa. “È come se fossimo in una sorta di lockdown. Le auto non girano per strada, tutto fermo, scuole chiuse. Sentiamo solo dei rumori di sottofondo“, racconta Francesca Raspavolo, insegnante a Dubai. Secondo i dati diffusi dalla Farnesina, nell’area si trovano oltre 70mila connazionali tra residenti e presenze temporanee: circa 30mila tra Dubai e Abu Dhabi e quasi 20mila in Israele. “Nella regione sono al momento presenti oltre 70.000 nostri connazionali tra presenze stabili, quasi l’80% e temporanee“, ha ricordato Tajani, assicurando che la loro sicurezza è la priorità.