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Guerra Iran, il duro attacco di Donald Trump: "Gli alleati non ci sono"

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Minacce di Trump all’Iran, rischio escalation e prudenza degli alleati europei: gli ultimi sviluppi sul conflitto.

Lo Stretto di Hormuz torna a essere punto focale della tensione internazionale, tra la guerra in corso e le crescenti pressioni dell’Iran. Il presidente Trump ribadisce la forza militare americana, mentre l’Europa e gli altri alleati valutano come proteggere i propri interessi senza entrare direttamente nel conflitto.

Guerra Usa-Iran: la posizione europea e le alleanze globali

L’Europa mantiene un atteggiamento cauto rispetto al conflitto. L’alto rappresentante Ue Kaja Kallas ha precisato: “Questa non è la guerra dell’Europa, il nostro focus è la distensione“, sottolineando che, sebbene gli interessi europei siano a rischio, “nessuno vuole entrare attivamente in questa guerra“. Le discussioni al Consiglio Affari Esteri hanno riguardato la protezione delle navi e la missione Aspides, ma non c’è consenso tra i 27 Stati membri sull’invio di unità navali oltre la linea di Muscat.

Anche Israele ha manifestato la propria disponibilità a supportare gli Stati Uniti, con l’ambasciatore Danny Danon che ha dichiarato: “Comprendiamo la necessità di sostenere gli sforzi degli Stati Uniti, che dovrebbe essere uno sforzo globale“. Sul fronte diplomatico, la Casa Bianca ha reso noto che la visita di Trump in Cina potrebbe slittare a causa dell’impegno militare in Medio Oriente, ma restano in programma colloqui con Pechino, con l’obiettivo di garantire continuità nelle operazioni della missione Epic Fury.

In Iran, il viceministro degli Esteri Saeed Khatibzadeh ha lanciato un avvertimento: “Gli americani affronteranno un altro Vietnam” in caso di invio di truppe di terra, confermando la volontà di Teheran di difendersi finché necessario.

Guerra in Medio Oriente, l’avvertimento di Trump: “L’Iran è una tigre di carta che abbiamo distrutto”

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha riaffermato con decisione la supremazia americana nella gestione dello stretto di Hormuz: “Non abbiamo bisogno di nessuno. Siamo la nazione più forte del mondo“. Definendo la sicurezza della regione un «test» per gli alleati, ha sottolineato che “se mai dovessimo aver bisogno di loro, non ci saranno“. Trump ha rivendicato i risultati della campagna militare contro l’Iran: oltre 7.000 obiettivi colpiti, più di cento imbarcazioni iraniane distrutte, comprese trenta posamine ora in fondo al mare.

Inoltre, ha minacciato nuovi attacchi, dichiarando di essere in grado di distruggere completamente l’isola di Kharg, precisando che il precedente raid ha eliminato tutti gli obiettivi militari senza toccare le infrastrutture civili. In conferenza, il presidente ha definito l’Iran “una tigre di carta” e ha rimarcato la necessità di supporto da parte degli alleati: “Paesi che abbiamo sempre aiutato da minacce esterne… vi stiamo proteggendo da 40 anni“.

Non sono mancati riferimenti ad altri teatri strategici: il successo in Venezuela, dove gli Stati Uniti hanno “preservato il petrolio con l’intervento di grandi aziende“, e i contatti con leader internazionali, tra cui Angela Merkel e Emmanuel Macron, per coordinare la libertà di navigazione.