La Guerra tra Stati Uniti e Iran ha riportato al centro dell’attenzione l’isola di Kharg, nel Golfo Persico, per il suo ruolo cruciale nel settore petrolifero. Sotto l’amministrazione Trump, l’isola è stata individuata come obiettivo strategico, essendo il terminale attraverso cui passa oltre il 90% delle esportazioni di greggio iraniano, rendendola un punto nevralgico sia militare che economico.
Kharg, l’isola strategica nel cuore del Golfo Persico
L’isola iraniana di Kharg riveste un ruolo cruciale nel conflitto tra Stati Uniti e Iran, tanto da essere considerata dagli analisti militari uno degli obiettivi strategici più importanti della regione. Situata a soli 25 chilometri dalle coste iraniane e a meno di 500 dallo Stretto di Hormuz, Kharg ospita il terminale principale attraverso cui passa oltre il 90% del petrolio esportato da Teheran. Come sottolineato dagli esperti, “il controllo dell’isola potrebbe permettere di chiudere gran parte dei rubinetti delle entrate del regime”. I recenti bombardamenti americani contro i siti militari e la possibile mobilitazione di 5.000 marines mostrano chiaramente quanto Washington consideri vitale questa posizione nel Golfo Persico. Pur essendo un’isola di appena otto chilometri, le sue acque profonde la rendono uno dei pochi punti della regione capaci di ospitare superpetroliere, garantendo il trasporto del greggio verso i mercati asiatici, in particolare la Cina.
Abitata fin dall’antichità, l’isola è stata contesa nei secoli da diverse potenze regionali ed europee e, dagli anni Sessanta, è diventata il cuore dell’industria petrolifera iraniana. Durante la guerra Iran-Iraq, il terminal subì bombardamenti, ma la resilienza di Teheran le permise di ripristinare rapidamente le esportazioni, rafforzando la centralità dell’isola nel settore energetico. Secondo Neil Quilliam di Chatham House, “un attacco a Kharg potrebbe far salire i prezzi del petrolio fino a 150 dollari al barile”, mentre già oggi tra 1,3 e 1,6 milioni di barili transitano quotidianamente attraverso l’isola. Controllare il terminal senza poterlo utilizzare rischierebbe di bloccare le esportazioni iraniane e creare una crisi energetica globale, evidenziando come Kharg rappresenti non solo una leva economica, ma anche un potenziale detonatore di instabilità nei mercati internazionali.
Guerra, perché Trump ha attaccato l’isola di Kharg: i segreti della cassaforte dell’Iran
Oltre al significato storico e simbolico, Kharg è essenzialmente la “cassaforte” del petrolio iraniano. Il terminal gestisce flussi di greggio provenienti dai giacimenti centrali e occidentali del Paese e dispone di capacità di stoccaggio di decine di milioni di barili. Attraverso oleodotti sottomarini e pontili per superpetroliere, l’isola garantisce l’export verso i principali acquirenti asiatici. Come riportato da un articolo di Axios, l’amministrazione statunitense ha considerato piani per il controllo dell’isola, compresi possibili raid mirati per assicurarsi le scorte di uranio arricchito, dimostrando quanto Kharg sia al centro delle strategie geopolitiche regionali.
Nelle ultime ore, l’isola di Kharg è stata colpita da raid aerei statunitensi, segnando un’escalation nella tensione tra Stati Uniti e Iran. Secondo quanto riportato, gli attacchi hanno interessato principalmente le infrastrutture militari, lasciando intatte le strutture petrolifere, almeno per il momento. Il Pentagono ha nel frattempo inviato migliaia di uomini, inclusi marines, insieme a diverse navi da guerra, rendendo concreta l’ipotesi di un’operazione più ampia. Donald Trump ha dichiarato: “Abbiamo distrutto tutte le infrastrutture militari”, avvertendo però che se Teheran impedirà la libera navigazione nello Stretto di Hormuz, gli obiettivi del raid potrebbero estendersi anche al settore petrolifero, trasformando Kharg in un nodo critico del conflitto.