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Hub nei Paesi terzi e rimpatri: la posizione dell'Italia al Consiglio europeo

Hub nei Paesi terzi e rimpatri: la posizione dell'Italia al Consiglio europeo

Giorgia Meloni e Mette Frederiksen, insieme ad altri 17 leader europei, chiedono l'implementazione rapida delle nuove norme sui migranti, inclusi gli hub nei Paesi terzi.

In un momento cruciale per la politica migratoria europea, giorgia meloni e Mette Frederiksen hanno preso una posizione ferma durante il Consiglio europeo del 19 giugno 2026. Insieme ad altri 17 leader, hanno firmato una lettera che sollecita l’attuazione rapida delle nuove norme sui migranti, inclusi gli hub nei Paesi terzi.

Questo approccio mira a ridurre i flussi migratori irregolari e aumentare il tasso di rimpatri, in linea con le recenti legislazioni approvate.

La cooperazione tra Italia e Albania come modello

La lettera sottolinea l’importanza di iniziative già operative, come la cooperazione tra Italia e Albania. Altri Paesi stanno ora lavorando per attuare queste nuove possibilità, incoraggiando la collaborazione con potenziali partner.

La Commissione europea è chiamata a sostenere gli Stati membri in questi sforzi. Meloni e Frederiksen ribadiscono che la decisione su chi possa entrare e rimanere nei Paesi europei deve essere sempre democratica, contrastando lo status quo in cui i trafficanti di esseri umani fanno fortuna.

Le critiche di Macron e Merz

Non tutti i leader europei sono d’accordo con questa strategia.

Emmanuel Macronpresidente francese, ha espresso chiaramente la sua opposizione alla politica degli hub di rimpatrio nei Paesi terzi. Durante una conferenza stampa al termine del vertice Ue a Bruxelles, Macron ha dichiarato: “Non ho mai visto un centro di rimpatrio in un Paese terzo funzionare davvero.” Ha aggiunto che non è sicuro che questi centri rappresentino “la nostra Europa.”

Sul fronte del bilancio Ue, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha criticato la proposta attuale, definendola “troppo elevata.” Merz ha sottolineato la necessità di ridurre le cifre e di evitare ulteriori indebitamenti dell’Unione Europea. Ha auspicato che il negoziato consenta di raggiungere un risultato comune nel secondo semestre del 2026, ma ha insistito sul fatto che “serve una nuova proposta sul tavolo.”

Le tensioni tra Meloni e Sánchez

Le discussioni al Consiglio europeo non si sono limitate alla questione migratoria. Ci sono state tensioni tra Giorgia Meloni e il premier spagnolo Pedro Sánchez. Secondo fonti diplomatiche, non ci sarebbe stato uno scontro diretto, ma una discussione in cui i leader hanno espresso le proprie posizioni. Sánchez ha illustrato la politica migratoria spagnola e i suoi risvolti nel Paese, mentre Meloni ha sostenuto la necessità di una linea dura contro l’immigrazione irregolare.

Madrid ha ridotto gli arrivi irregolari del 70% e sta applicando il Patto sulla migrazione e l’asilo. Tuttavia, la decisione di regolarizzare circa 500.000 migranti senza documenti ha suscitato critiche da parte di Meloni, che ha fatto notare che questa politica avrà ripercussioni oltre i confini nazionali.

La riunione informale sul tema della gestione del fenomeno migratorio, promossa da Italia, Danimarca e Paesi Bassi, ha visto la partecipazione di diversi Stati membri. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyenha illustrato i principali filoni di lavoro della Commissione in ambito migratorio, soffermandosi sulle possibili conseguenze della crisi in Medio Oriente e sulle iniziative necessarie per garantire una risposta europea efficace.

Meloni ha sottolineato la necessità di passare rapidamente dalla definizione delle nuove regole alla loro concreta attuazione, a partire dal Regolamento Rimpatri. La lettera congiunta inviata insieme a Frederiksen ed altri 17 leader Ue evidenzia l’importanza di avviare progetti pilota concreti e replicabili, valutando anche ipotesi di centri di rimpatrio congiunti in Paesi terzi.

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