La città di Milano è stata il palcoscenico della tappa italiana del lancio de Il Diavolo veste Prada 2, con la Rinascente trasformata in un hub esperienziale per l’occasione. All’interno del department store è stato allestito un pop-up store che richiamava l’immaginario della redazione di Runway e ha anticipato lo spirito estetico del film ai visitatori e agli appassionati di moda.
Fuori, un red carpet e la celebre décolleté rossa hanno fatto da sfondo a una serata che ha miscelato cinema, fashion system e spettacolo dal vivo.
Nonostante l’apparato scenografico e l’afflusso di vip, ha colpito l’assenza delle star principali: nomi come Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci non erano presenti alla première milanese.
La questione è stata sollevata in modo polemico da commentatori locali: la giornalista Paola Jacobbi ha suggerito che non si tratti tanto di un rifiuto degli attori quanto di scelte organizzative della produzione e degli sponsor, con ricadute che vanno oltre la semplice presenza sul red carpet.
Assenze illustri sul red carpet
La platea milanese ha visto sfilare influencer, conduttori e volti noti del fashion, ma mancavano i membri del cast che hanno interpretato i personaggi principali. Questa discrepanza ha acceso il dibattito sulla reale priorità data ai diversi mercati dal team promozionale. Tra le ipotesi emerse figura l’idea che il tour promozionale sia stato pensato per massimizzare l’impatto commerciale in aree considerate strategiche, lasciando alcune tappe europee con un ruolo più simbolico. In questo contesto il concetto di product placement diventa centrale: la pellicola, oltre a raccontare una storia, mette in scena marchi e abiti come parte integrante della promozione.
Perché gli attori non sono venuti?
Secondo osservatori e opinionisti locali, non è tanto che gli attori non volessero partecipare alla serata milanese, quanto che chi ha pianificato il calendario non li abbia inviati. Il sospetto è che sponsor internazionali, tra i quali si fa spesso il nome del gruppo LVMH, abbiano orientato la presenza fisica delle star verso mercati ritenuti più redditizi. Questo criterio privilegierebbe città con platee più ampie o più propense agli acquisti di lusso, sfruttando la première non solo come evento mediatico ma anche come leva commerciale per le boutique citate nel film.
Rinascente trasformata in set fashion
All’interno della Rinascente di piazza Duomo l’allestimento ha cercato di ricreare l’atmosfera della redazione di Runway: un vero e proprio esercizio di method dressing che ha spinto ospiti e influencer a interpretare abiti e accessori in modo coerente con i personaggi sullo schermo. La serata ha attirato volti noti come Giulia Salemi, Anna Dello Russo, Simona Ventura oltre a cantanti e creator che hanno portato la loro audience sui social, amplificando la visibilità dell’evento. Il risultato è stato un mix tra anteprima cinematografica e sfilata privata, pensato per coinvolgere il pubblico più attento alle tendenze.
Look, comparse e reazioni
Sul red carpet si sono visti abiti rossi, tailleur essenziali e scelte più eccentriche come l’animalier, con fotografie che hanno subito circolato online. La produzione italiana aveva inoltre reclutato circa 2mila comparse per le riprese milanesi, un’operazione che ha coinvolto la comunità locale e ha creato aspettativa. All’esterno, fan e curiosi hanno applaudito e fotografato gli ospiti, mentre sui tavoli dei talk si è discusso del rapporto tra industria cinematografica e mondo del lusso, un tema che lega Milano in modo naturale al progetto del film.
Strategia promozionale e ricadute commerciali
Il lancio internazionale del film è avvenuto con un calendario da grande produzione: si è parlato di tappe a Città del Messico, Tokyo, Seoul, Shanghai, New York e Londra, un percorso che punta a massimizzare l’esposizione globale. Questo tipo di strategia cerca non solo il successo al box office ma anche ritorni indiretti per i brand presenti, che sperano in un incremento delle vendite nelle loro boutique. Nel discorso pubblico è riemersa anche la menzione al tax credit come incentivo per le produzioni straniere che girano in Italia, un elemento spesso citato per attrarre set e investimento nel territorio.
In chiusura, la première milanese ha confermato il ruolo di Milano come capitale della moda capace di trasformare un evento cinematografico in una vetrina culturale e commerciale. Rimane però l’interrogativo sull’importanza della presenza fisica delle star: la serata ha funzionato per il pubblico locale e per il circuito fashion, ma la mancata partecipazione degli interpreti principali ha lasciato una nota di curiosità che si scioglierà solo con l’uscita del film nelle sale il 29 aprile. Che la pellicola ripaghi le attese al botteghino e nelle boutique sarà la prossima prova del valore della strategia adottata.