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Il “lavoratore civile” e il valore del prendersi cura

nanetti civili

Il concetto di "prendersi cura" evoca immediatamente il celebre motto "I care", emblema della Scuola di Barbiana, fondata da don Lorenzo Milani.

Questa semplice ma potente dichiarazione, che campeggiava su una delle pareti della scuola, è un vero e proprio manifesto di impegno etico e sociale. Non è solo un “mi interessa”, ma un “mi prendo la responsabilità”, un’affermazione energica e risoluta contro la tentazione dell’indifferenza e dell’isolamento. “I care” è un invito diretto alla partecipazione attiva, alla solidarietà e all’amore per il prossimo, inteso come un’azione concreta e non solo come un sentimento astratto.

Questo impegno, sintetico nella forma ma ricco di significato nella sostanza, possiede una forza che potrebbe sostituire le innumerevoli e spesso retoriche scritte o valori sbandierati senza convinzione, con i quali si è soliti decorare le pareti delle nostre aziende e organizzazioni. “I care” è un promemoria costante della necessità di agire con cura, attenzione e senso di responsabilità non solo verso i prodotti o i profitti, ma soprattutto verso i colleghi, i clienti, la comunità e l’ambiente.

Adottare questo spirito significherebbe infondere nelle organizzazioni un’etica del fare che valorizzi l’impegno individuale come contributo essenziale al benessere collettivo.

Questo tema è strettamente connesso al concetto di “lavoratore civile”, ossia colui o colei che alla domanda “cosa fai?” non risponde con un sostantivo che identifica un mestiere ma bensì indicando di chi o cosa si prende cura.  Il concetto di “lavoratore civile” non è una mera etichetta, ma una profonda evoluzione del ruolo professionale.

Esso trascende la tradizionale limitazione della prestazione lavorativa come scambio economico, per abbracciare una responsabilità più ampia: generare un impatto positivo, sociale e ambientale, nel contesto in cui si opera. Questo concetto si inserisce pienamente nella visione di un’economia rigenerativa, dove il business è intrinsecamente legato alla creazione di valore condiviso e alla salute dell’ecosistema sociale e naturale. Il lavoratore civile non è focalizzato unicamente sulla massimizzazione del profitto, ma adotta una prospettiva di cura estesa che si manifesta in tre direzioni fondamentali: agire in modo inclusivo, promuovendo il benessere, lo sviluppo e la dignità di colleghi, fornitori e clienti contribuendo a creare un ambiente di lavoro equo e stimolante; impegnarsi per la qualità, la sostenibilità e la tracciabilità di ciò che si produce, riducendo l’impatto negativo e massimizzando il valore d’uso e la durabilità; avere una visione sistemica che include la responsabilità verso l’ambiente e la comunità locale.  Il lavoratore civile è prima di tutto un professionista consapevole del proprio ruolo nella società. Non si limita a delegare la responsabilità sociale all’azienda, ma la incarna quotidianamente. Agisce come un vero e proprio “cittadino” attivo sul luogo di lavoro, portando i valori civici all’interno delle dinamiche aziendali.

 

Qualche anno fa, per illustrare il concetto fondamentale del “prendersi cura” come elemento centrale di questa filosofia e di questo approccio al lavoro, ho scelto di ricorrere a una metafora popolare e immediatamente riconoscibile: quella dei nani della celebre favola di Biancaneve. Queste figure non sono state selezionate casualmente: rappresentano in maniera esemplare il significato profondo e l’applicazione pratica del “prendersi cura” nel contesto quotidiano, al di là degli stereotipi eroici. Sono loro a svolgere un ruolo cruciale e insostituibile: accolgono la protagonista nel momento della sua massima vulnerabilità, le offrono rifugio e protezione all’interno della loro modesta dimora, e vegliano su di lei con una dedizione silenziosa ma costante. La loro importanza non risiede nell’essere i classici “eroi” che, al termine dell’avventura, “vissero felici e contenti” secondo il canone fiabesco tradizionale. Non compiono gesta eclatanti o salvataggi spettacolari. La loro essenza e il loro valore risiedono invece nella loro semplicità, nella loro laboriosità e nella capacità di dedicarsi al lavoro quotidiano e soprattutto alla cura dell’altro. Sono in sostanza dei lavoratori civili instancabili, che dimostrano come la vera eroicità possa risiedere nella perseveranza, nell’impegno pratico e in quell’atto continuo, silenzioso e discreto di assistenza e supporto che costituisce il nucleo del “prendersi cura”.


In conclusione abbracciare lo spirito dell’”I care” e incarnare il modello del “lavoratore civile” non è solo un imperativo etico, ma la strada maestra per costruire organizzazioni più resilienti, inclusive e capaci di generare un benessere duraturo per tutti: un’eroicità silenziosa, fondata sulla cura quotidiana e la responsabilità condivisa.