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Inchiesta Squadra Fiore: perquisizioni e ipotesi di peculato e dossieraggio

Inchiesta Squadra Fiore: perquisizioni e ipotesi di peculato e dossieraggio

Operazioni dei carabinieri del Ros su un gruppo accusato di dossieraggio: filoni per accesso abusivo, truffa e peculato coinvolgono ex 007 e imprenditori

Il 20 aprile 2026 sono scattate una serie di perquisizioni delegate dalla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla Squadra Fiore, un presunto gruppo clandestino composto da ex appartenenti alle forze dell’ordine e ai servizi d’intelligence. Le operazioni, condotte dai carabinieri del Ros, mirano a chiarire attività di dossieraggio e accesso illecito a banche dati protette, oltre a possibili reati economici collegati ai fornitori dei servizi di cybersicurezza.

Il quadro dell’inchiesta

L’indagine si articola su più capi d’imputazione: tra i principali figurano l’ipotesi di accesso abusivo a sistemi informatici, violazioni della privacy ed esercizio abusivo della professione. In parallelo i magistrati hanno avviato approfondimenti su presunti casi di truffa e peculato che coinvolgerebbero ex funzionari dell’intelligence e società fornitrici. Secondo gli inquirenti, alcuni contratti stipulati dai servizi con ditte esterne sarebbero stati gonfiati o inattendibili, determinando un danno economico alle amministrazioni interessate.

Coordinate e articolazione delle attività

Le perquisizioni, disposte dalla Procura capitolina e delegate ai Ros, hanno riguardato undici persone iscritte nel registro degli indagati. L’attività investigativa include l’acquisizione di documenti, dispositivi elettronici e riscontri sulle comunicazioni intercettate. Gli inquirenti hanno posto particolare attenzione a modalità operative descritte come volte a estrarre dati da archivi protetti e a confezionare dossier su persone fisiche e giuridiche, attività che rientrano nella definizione di dossieraggio perseguita dalla Procura.

Chi è finito nel mirino

Tra gli indagati compare il nome di Giuseppe Del Deo, ex vicedirettore del DIS, accusato in un filone investigativo di peculato per una somma contestata pari a cinque milioni di euro. Secondo l’impianto accusatorio, fondi dell’Agenzia sarebbero stati destinati a contratti affidati a una società considerata “amica”, la Sind, allora gestita da Enrico Fincati. Nello stesso fascicolo figurano imprenditori e consulenti collegati alle forniture tecnologiche.

Altri nomi e ruoli

Tra gli altri indagati figurano l’imprenditore Carmine Saladino, fondatore di Maticmind, e l’ex responsabile della security Giuliano Tavaroli, già coinvolto nello scandalo Telecom-Sismi. È iscritto nel registro anche il nome dell’hacker Samuele Nunzio Calamucci, collegato ad altre società di spionaggio, che avrebbe fornito elementi utili agli accertamenti. Complessivamente le posizioni vanno da ipotesi di truffa a reati informatici più complessi.

Aspetti tecnici e possibili ricadute

Le contestazioni tecniche fanno riferimento, tra l’altro, all’uso non autorizzato di strumenti per la captazione di conversazioni, all’installazione di dispositivi per la rilevazione o l’interruzione di intercettazioni e all’impiego di utenze con intestazioni fittizie. Queste attività, se confermate, configurerebbero una serie di illeciti che vanno oltre il semplice accesso ai dati, costituendo un sistema finalizzato alla raccolta e alla commercializzazione di informazioni riservate.

Coinvolgimento delle strutture e prossimi sviluppi

Gli investigatori hanno segnalato collegamenti tra i membri della Squadra Fiore e aziende del settore della cybersicurezza, ipotizzando che alcuni contratti conferiti dalle agenzie d’intelligence tra il 2026 e il 2026 possano essere stati oggetto di irregolarità. Oltre alle verifiche in corso a Roma, risultano in coordinamento accertamenti anche in altre procure e in operazioni collegate su Milano, con il coinvolgimento di strutture centrali di contrasto.

Implicazioni e linea investigativa

La Procura di Roma, tramite il pool guidato dall’aggiunto che coordina il fascicolo, procede ora a quantificare l’entità delle violazioni e a riscontrare i flussi finanziari collegati ai contratti sospetti. In questa fase gli inquirenti valutano se vi siano state responsabilità penali individuali e controparti economiche che hanno beneficiato delle presunte condotte illecite. L’attenzione è rivolta sia agli aspetti informatici, con l’ipotesi di accesso abusivo, sia agli aspetti patrimoniali come il peculato e la truffa.

Il caso resta in evoluzione e gli sviluppi saranno determinati dalle acquisizioni probatorie e dagli esiti delle perquisizioni. Inchieste analoghe, che hanno esplorato la rete tra ex agenti, società private e appalti pubblici, dimostrano come il confine tra sicurezza istituzionale e interessi economici possa rappresentare un punto critico di governance e legalità.