La storia di Lucia, un’80enne triestina affetta da una rara malattia neurodegenerativa, ha commosso l’Italia. La donna, dopo anni di sofferenze, ha deciso di porre fine alla sua vita in Svizzera, dove il suicidio assistito è legale. Una scelta dolorosa, ma necessaria, che solleva nuovamente il dibattito sul diritto al fine vita in Italia.
Lucia era affetta da una degenerazione cortico-basale, una malattia progressiva e incurabile che causa gravi limitazioni motorie, dolori diffusi e spasmi. Nonostante la sua condizione, le autorità sanitarie italiane le hanno negato l’accesso al suicidio medicalmente assistito, costringendola a un viaggio faticoso e doloroso fino in Svizzera.
La malattia e la sofferenza di Lucia
La degenerazione cortico-basale è una malattia rara che provoca un precoce decadimento di alcune aree dell’encefalo. Lucia, a causa della sua condizione, non poteva più svolgere alcuna attività senza l’assistenza continuativa dei suoi caregiver. Assumeva una corposa terapia farmacologica, la cui sospensione o interruzione avrebbe determinato sofferenze intollerabili.
Dopo anni di sofferenza e visto il progressivo peggioramento delle sue condizioni, Lucia aveva deciso di avviare il percorso per accedere al suicidio medicalmente assistito sia in Svizzera che in Italia.
Il viaggio in Svizzera sarebbe stato lungo e doloroso per lei, nelle sue condizioni, così ad agosto 2026 aveva chiesto la verifica delle condizioni per poter accedere legalmente alla morte volontaria assistita in Italia.
Il diniego delle autorità sanitarie
L’Azienda sanitaria universitaria giuliano-isontina (ASUGI), attivatasi subito per far esaminare il suo caso da una commissione medica, le ha però negato la procedura perché ha sostenuto che non sarebbe stata dipendente da trattamenti di sostegno vitale. Lucia aveva fatto ricorso assistita dal team legale dell’Associazione Luca Coscioni. Ma dopo 10 mesi dalla sua prima richiesta non ha più ricevuto alcuna comunicazione da parte di ASUGI.
Non volendo aspettare altro tempo in condizioni di sofferenza per lei intollerabile, ha quindi deciso di andare in Svizzera per accedere al suicidio assistito. È stata accompagnata in Svizzera da Matteo D’Angelo e Antonella Lauvergnac, iscritti a Soccorso civile, l’associazione che fornisce assistenza alle persone in determinate condizioni che hanno deciso di porre fine alle proprie sofferenze all’estero.
La battaglia per il diritto al fine vita
Marco Cappato, dell’Associazione Luca Coscioni, ha dichiarato: “È la seconda volta che la Regione Fvg nega l’aiuto medico a morire senza soffrire a una persona che aveva pienamente diritto, questo per noi è violenza di Stato. Ci siamo autodenunciati perché chiediamo alla procura di Trieste di accertare le responsabilità.”
Lucia è morta il 3 giugno in Svizzera, dove si è recata per avere accesso al suicidio medicalmente assistito. Prima di partire, aveva detto: “Potevano farmelo fare in ospedale invece di farmi fare tutta questa strada.”
Le dichiarazioni degli attivisti
“Oltre alla sofferenza inflitta dalla malattia, Lucia ha dovuto subire una violenza inflitta dallo Stato italiano. Chiediamo che sia fatta giustizia”, hanno dichiarato Marco Cappato e Filomena Gallo, tesoriere e segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni.
La vicenda di Lucia somiglia a quella di Martina Oppelli, morta a luglio 2026 in Svizzera per le stesse ragioni. Anche in quel caso, le autorità sanitarie italiane avevano negato l’accesso al suicidio medicalmente assistito.
Il viaggio verso la Svizzera
Lucia è stata accompagnata in Svizzera da Matteo D’Angelo e Antonella Lauvergnac, iscritti a Soccorso civile. Durante il viaggio, ha ascoltato la musica di Eros Ramazzotti, un momento di conforto in un percorso così difficile.
Alla conferenza stampa hanno partecipato Matteo D’Angelo e Antonella Lauvergnac di Soccorso civile e Marco Cappato e Filomena Gallo, rispettivamente Tesoriere e Segretaria Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni.
La storia di Lucia è un esempio della lotta per il diritto al fine vita in Italia, un dibattito che continua a dividere l’opinione pubblica e a sollecitare cambiamenti nelle leggi.