La rivoluzione tecnologica non è soltanto questione di strumenti: è, prima di tutto, una sfida legata alle persone. In Italia la carenza di competenze digitali è un freno palpabile alla modernizzazione delle imprese e delle istituzioni. In un’intervista ad Adnkronos, Alessandra Santacroce, Direttrice relazioni istituzionali di Ibm Italia, sottolinea come il vero nodo da sciogliere sia quello delle professionalità necessarie per governare il cambiamento.
Le tecnologie emergenti — dal cloud al quantum computing, fino all’intelligenza artificiale — accelerano i tempi e richiedono una strategia formativa diversa: non basta inseguire l’innovazione, occorre anticiparla. Il ragionamento di Santacroce traccia tanto le criticità quanto le direttrici per correggerle.
Competenze come fulcro della trasformazione
Secondo Santacroce, “Il nostro Paese sconta un ritardo notevole in termini di competenze Ict, aggravato sia da squilibri territoriali sia dalla velocità con cui la tecnologia si sta evolvendo“.
Questa affermazione sposta l’attenzione dalla sola disponibilità di tecnologie alla capacità di utilizzarle in modo efficace. In pratica, diventa fondamentale creare profili professionali ibridi, in grado di combinare competenze tecniche con una chiara visione dei contesti organizzativi.
Da upskilling a business technology
La direttrice di Ibm mette in evidenza che gli interventi formativi devono agire su più fronti: “Dall’upskilling al reskilling fino alla business technology“.
Con queste parole si indica la necessità di percorsi differenziati: aggiornamenti per chi già lavora con il digitale, percorsi di ricollocazione per chi deve cambiare ruolo, e formazione orientata alla capacità di integrare tecnologia e strategia aziendale. Il risultato auspicato è una forza lavoro capace di guidare la trasformazione, non solo di subirla.
Sinergia tra attori pubblici e privati
Le iniziative pubbliche esistenti rappresentano una base, ma non bastano. Santacroce richiama l’importanza di una politica coordinata e di partnership solide: “Serve una sinergia tra istituzioni, imprese e università“. Solo un approccio di sistema può tradurre gli investimenti in formazione in risultati misurabili e coerenti con le esigenze del mercato del lavoro.
Ruolo delle politiche e della sovranità tecnologica
La formazione non è fine a se stessa: è anche uno strumento per rafforzare la sovranità tecnologica del Paese. Formare persone significa costruire un capitale umano in grado di progettare, implementare e difendere soluzioni digitali strategiche. Le politiche pubbliche, come i piani nazionali di competenze, devono dunque essere orientate non solo al finanziamento ma alla qualità e all’aderenza ai bisogni reali delle imprese.
Modi nuovi di apprendere e ruolo dell’intelligenza artificiale
Non cambia solo ciò che si insegna, ma anche come si apprende. La formazione deve essere continua, modulare e pratica: un mix di lezioni digitali, esperienza sul campo e apprendimento attivo attraverso bootcamp e academy. Santacroce invita a pensare alla formazione come a un percorso di lifelong learning che accompagna le carriere e si adatta ai ritmi della tecnologia.
Ai come abilitatore di inclusione
Un punto di forza evidenziato dall’intervista riguarda il potenziale sociale dell’AI: “L’intelligenza artificiale è anche un abilitatore dell’inclusione“. Attraverso strumenti personalizzati si possono creare percorsi formativi su misura: “Attraverso l’Ai si possono costruire percorsi mirati, personalizzati e flessibili“. In più, la tecnologia può abbattere barriere di accesso, rendendo i contenuti fruibili anche da persone con disabilità e favorendo una partecipazione più ampia.
Partecipazione e co-creazione nelle organizzazioni
La trasformazione digitale è efficace quando le persone si sentono protagoniste. Per questo è cruciale promuovere processi di sperimentazione e co-creazione all’interno delle imprese: esperienze pratiche che permettono ai lavoratori di comprendere le tecnologie e contribuire al loro utilizzo. Così la formazione diventa leva per la resilienza e la competitività, aiutando a costruire coesione sociale senza lasciare indietro nessuno.
In sintesi, il messaggio di Alessandra Santacroce a Adnkronos è chiaro: investire nelle competenze è investire nel futuro del Paese. Serve una strategia condivisa che unisca istituzioni, mondo accademico e imprese per creare percorsi efficaci e inclusivi, sfruttando anche il potenziale dell’intelligenza artificiale per rendere l’apprendimento più personale e accessibile. Solo così la trasformazione digitale potrà tradursi in crescita concreta e partecipata.